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La nuova A femminile non sia una Superlega. Va salvaguardata la passione di certe realtà

La nuova A femminile non sia una Superlega. Va salvaguardata la passione di certe realtàTUTTOmercatoWEB.com
venerdì 11 giugno 2021 08:30Calcio femminile
di Tommaso Maschio

Come previsto il Consiglio Federale ha approvato la riforma dei campionati femminili di sua competenza, ovvero Serie A e Serie B, che prevede la diminuzione del numero di squadre in massima serie. Dal 2022/23 si passerà infatti da 12 a 10 squadre, questo per “aumentare la qualità delle competizioni e favorire il passaggio al professionismo”. Nella prossima stagione quindi si procederà allo sfoltimento delle squadre in Serie A con il probabile aumento delle retrocessioni da due a tre, con una sola promozione diretta dalla Serie B, e uno spareggio fra la quart'ultima della massima serie e la seconda della cadetteria per decidere il roster delle 10 squadre che parteciperanno al nuovo campionato. Salvarsi sarà quindi ancora più arduo rispetto al passato con anche alcune big che potrebbero rischiare grosso in caso di annata storta, tipo quella dell'Inter in questa stagione.

In attesa di capire meglio i dettagli, anche sul numero di volte in cui si incontreranno le dieci squadre della massima serie (probabilmente tre, ma ci sarebbe da sciogliere il nodo del fattore campo visto che alcune potrebbero giocare un numero maggiore di partite in casa rispetto alle altre) una cosa è certa. Con questa mossa c'è il forte rischio che alcune splendide realtà che non hanno alle spalle club maschili, e quindi possano faticare maggiormente a tenere il passo e passare al professionismo, vengano tagliate fuori dai grandi giochi.

E questa sarebbe una perdita importante per il calcio femminile visto che abbiamo visto come ci siano società – penso alla Florentia San Gimignano, al Napoli, al San Marino Academy e tornando indietro con la memoria al Tavagnacco, al Brescia o al Mozzanica – che che pur non avendo alle spalle grandi club hanno mostrato molta più passione, impegno e competenza di tante altre. Che magari hanno messo un piede nel mondo femminile per poi stancarsi molto presto usando come scusa il contenimento dei costi. Fra quelle sopracitate la Florentia potrebbe essere la prima vittima del nuovo corso con la cessione del titolo sportivo alla Sampdoria e la ripartenza dalla Serie C (lo scopriremo oggi con la conferenza stampa del presidente Becagli). Il tutto dopo aver fatto un grandissimo lavoro sul territorio, portando una cittadina con pochissima storia calcistica come San Gimignano, alla ribalta nazionale creando un legame fortissimo fra città e squadra, disputando anche stagioni di ottimo livello con la valorizzazione di giocatrici.

Servono anche queste realtà al calcio femminile per crescere ed evolversi, non solo di grandi club che richiamano sponsor e attenzioni. Serve, e spero che in FIGC ne abbiano tenuto conto, trovare un equilibrio per il passaggio epocale al professionismo per non disperdere un patrimonio di passione e competenza enorme sull'altare del profitto garantito da nomi conosciuti al grande pubblico. Dopo aver bocciato (per ora) la Superlega perché non garantiva il merito sportivo e impediva le belle favole come possono essere l'Atalanta o il Getafe, ora si rischia di dare vita a una mini-Superlega nostrana con solo club dal blasone maschile in lotta e tante piccole favole destinate a restare nell'anonimato.

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