Il medievale metodo di eliminare Bonucci dalla storia recente della Juventus. Eppure i contratti non venivano firmati con la pistola alla tempia
Qualche anno fa, Andrea Agnelli stava presentando il bilancio della Juventus. Il peggiore di sempre, con un -95 milioni che preoccupava un po' tutti, anche perché il fatturato galleggiava intorno ai 172. Era fine 2011. Nessuno ne ha mai parlato, di questo rosso clamoroso. E c'è un motivo perché nessun giornalista, a quel tempo, ha mai fatto domande. "Perché al suo primo anno da Presidente si sono registrate queste perdite clamorose?", doveva essere l'unica questione da porre sul tavolo. Invece Agnelli è stato straordinario ed è riuscito a evitare che si parlasse di un risultato disastroso per le finanze e gli investitori, offrendosi come carnefice, mentre la vittima era Alessandro Del Piero. Nel suo discorso all'assemblea degli azionisti, al Lingotto di Torino, proferì queste frase. "L'unico legame con le recenti case della Juventus, il Comunale, il Delle Alpi, lo Stadio Olimpico e lo Juventus Stadium, è il nostro capitano Alessandro Del Piero, a cui io dedicherei un applauso in quanto ha fortemente voluto rimanere qui con noi ancora per un anno, il suo ultimo in bianconero".
Una liquidazione vera e propria. Un metodo medievale, ribadito in chiosa di quella riunione. "Di fronte all'assemblea azionisti era doveroso tributare un saluto al nostro capitano per quello che ha dato alla Juve. Il mio è stato un riconoscimento a un grandissimo uomo e giocatore, espresso alla presenza di Boniperti, il presidente che ha firmato il primo contratto di Del Piero. D'altronde lo aveva detto lo stesso Alessandro che quello di maggio sarebbe stato l'ultimo accordo da giocatore con la Juve". E poi un'altra grande liquidazione sul futuro dirigenziale del grande numero dieci. "Ne parleremo a tempo debito". Quando? Mai, ovviamente. Perché poi il ruolo di spalla da calciatore fu di Pavel Nedved. Bene? Male? A posteriori, fino all'acquisto di Cristiano Ronaldo, molto bene. Perché Agnelli si circondò di dirigenti capaci. Poi ci fu l'idea di Paratici, Cristiano Ronaldo, la scelta di Marotta di non procedere, la voglia di essere protagonista con l'elicottero del grande Avvocato. Il volo a Navarino, come un novello Icaro, arrivato troppo vicino al sole che ha sciolto le ali di cera della sua Juventus.
Perché, tornando al 2011, Agnelli probabilmente è stato il vero motore di quella Juve straordinaria, dei nove Scudetti. Ma ne è stato anche il carnefice, come con Del Piero. È la voglia di essere protagonista, ancor più degli altri? Perché poi Alex non è mai stato considerato come dirigente, ora potrebbe diventare addirittura Presidente con il nuovo corso - così si è vociferato. Medievale è un termine che ricorre, perché dopo l'uscita dalla Superlega lo stesso Agnelli ha avuto una telefonata di fuoco con i nuovi dirigenti Juventus (a che titolo? Sarebbe da capire, visto che si è dimesso di sua spontanea volontà, forse) in cui ha lamentato come l'atteggiamento non fosse proprio da innovatori. Chissà se è solo per quanto riguarda la Superlega oppure sono entrate situazioni differenti in ballo. Difficile saperlo, sarebbe bello che qualcuno spiegasse ma rimarrà solamente una nostra speranza che rimarrà totalmente disattesa.
Leonardo Bonucci non è Del Piero. Se n'è già andato via una volta dalla Juventus, causa Allegri. Probabilmente andrà via anche stavolta, sempre per i rapporti con l'allenatore. Certo è che non è più il simbolo di una difesa divisa con Barzagli, Buffon e Chiellini. Però rimane uno dei protagonisti dell'epopea Agnelli. E il modo per farlo fuori è altrettanto medievale, perché nessuno firma contratti pistola alla tempia. Né i calciatori, che qualche volta devono buttare giù rospi, né i dirigenti, che non possono vincere sempre. Certo, perdere sempre come ha fatto l'ultima Juventus di Agnelli è deleterio e discutibile.
La Juventus ha deciso di cannibalizzare la Serie A e noi lo scrivevamo nel 2019, quando il Covid non esisteva ancora nella nostra mente. Resterebbe da capire perché nessuno ha mai posto questi interrogativi ad Andrea Agnelli, bravissimo a spostare l'attenzione su Del Piero. La stessa cosa che sta facendo ora la Juventus, puntando - giustamente o meno - il dito verso Bonucci per cercare di spiegare perché non riesce a vendere nessuno e comprare nessuno (Weah a parte). Bonucci è la punta di un iceberg che inizia con Cristiano Ronaldo e arriva alla Superlega. Però per lavarsi la coscienza basterà saltare un anno di Conference, contenti tutti. UEFA e Serie A. Un po' come con il Milan di Elliott qualche anno fa. E chissà come fa l'Inter, ogni anno, a non cambiare di mano nonostante i debiti contratti e Zhang che riesce a rifinanziare sempre il bond. Un'immensa bolla che cerca di spostare sul domani i problemi. Prima o poi, però, il domani arriva. E non sarà Bonucci il problema.






