Juventus e Roma da un lato, Napoli e Milan dall'altro: i due modi opposti di fare mercato. Discorso diverso per l'Inter, nel mezzo per necessità
Nessun dorma in questi ultimi 10 giorni. Nessuno può dirsi soddisfatto perché quest'anno, e mai come quest'anno, tutti hanno ancora qualcosa da fare. L'unica eccezione tra le big è la Lazio perché Claudio Lotito, alla richiesta di Sarri di un nuovo terzino sinistro, continua a fare orecchie da mercante. Però Lotito s'è mosso e in anticipo, mai come questa estate s'è fidato delle idee del suo allenatore e ha speso. Cosa che, per la verità, è accaduta un po' ovunque.
Ma le nuove rose negli altri casi non sono finite e definite: Allegri aspetta Depay e Paredes, Spalletti spera che alla fine Keylor Navas prenda il posto di Meret. Pioli per il suo Milan s'aspetta un altro centrocampista e un altro difensore, Inzaghi il suo centrale, Italiano e Gasp almeno due acquisti. E poi la Roma, che vede complicarsi i piani di un'agenda già fitta dopo l'infortunio di Wijnaldum, uno dei colpi dell'estate. E qui torniamo sui colpi. Perché partendo da questo termine, usato e abusato, c'è chi ha seguito una strada e chi quella opposta.
Il sottile filo rosso che lega Allegri e Mourinho
Per Max Allegri il motivo dei mancati successi nella scorsa stagione era legata all'assenza di campioni pronti all'uso. Di top player capaci di decidere le grandi partite, di caricarsi la squadra sulle spalle. Per Allegri la Juventus nelle stagioni precedenti aveva ragionato troppo pensando al futuro e dimenticandosi del presente. Ma la Juve per il tecnico livornese deve sempre pensare al presente e allora è partito un mercato in cui avere o non avere un settore scouting non fa alcuna differenza: Pogba e Di Maria, Bremer e Kostic, tutti giocatori arcinoti e affermati, scelti direttamente dall'allenatore.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche la Roma. Le basi sono diverse, le rose pure, ma dopo il successo in Conference League Mourinho ha abbandonato l'idea del progetto per provare a vincere subito. Con l'Europa League come obiettivo, con lo Scudetto come sogno non così irraggiungibile: Matic e Dybala, Wijnaldum e (presto) Belotti: al netto del ko dell'olandese, quello giallorosso è un mercato pensato per vincere in questa stagione.
La rivoluzione del Napoli, la continuità del Milan
Ci sono poi Giuntoli e Maldini, l'altra faccia del mercato delle big. Il sole e la luna. Il Napoli quest'anno ha davvero deciso di operare una rivoluzione sul mercato e ha salutato, in un colpo solo, Mertens, Insigne, Koulibaly, Ospina, Ghoulam e (presto) Fabian Ruiz. Cinque titolari della scorsa stagione più un terzino perso sotto il peso degli infortuni all'apice della sua carriera. Tanti giocatori da sostituire e la scelta, per i ruoli chiave, di andare su mercato quasi mai battuti. E qui il settore scouting ha fatto la differenza: Khvicha Kvaratskhelia, georgiano classe 2001, era seguito dai partenopei da almeno due anni e ben presente nella testa di Giuntoli per la sostituzione di Insigne quando ancora l'ex capitano non aveva deciso il da farsi. Kim Mina-jae, sudcoreano, è l'altra grande scommessa: l'erede di Koulibaly aveva nel Fenerbahce l'apice di una carriera trascorsa precedentemente tra Sud Corea e Cina. Due acquisti possibili solo se hai un grande settore scouting e credi fino in fondo nel suo operato.
Esattamente la stessa filosofia del Milan, che in questi anni ha pescato dal cilindro di Moncada e Massara calciatori più o meno conosciuti ben presto diventati protagonisti della cavalcata Scudetto. L'ultimo tassello aggiunto, il più costoso, è stato Charles De Ketelaere. Il prossimo - Midtjylland permettendo - potrebbe essere un altro 2001 come Raphael Onyedika. Oppure il 22enne Jean Onana del Bordeaux.
Instant team da un lato, progetti a medio-lungo termine dall'altro. Sono queste le due facce del mercato che non rappresentano l'Inter, in entrambi i casi. Perché l'idea di base di Marotta e Ausilio era quella di aggiungere giovani di grande prospettiva da far crescere alle spalle dei big ma Asllani e Bellanova sono solo un cenno di quello che poteva essere e non è stato. Il resto è frutto di esigenze e occasioni di mercato, anche clamorose come Romelu Lukaku. Scelte definite per restare competitivi oggi e poi chissà, in attesa che Zhang (o chi ne prenderà il testimone) possa tornare a fare ragionamenti diversi.






