Allegri può scacciare i cambi di regime al Milan. Per farlo, deve battere l'Atalanta
Alzi la mano chi del mondo Milan pensava di ritrovarsi col fiato di Juventus e Roma sul collo per la corsa Champions, appena qualche mese fa. Al di là dei propositi Scudetto o meno, la risposta non può che vedere pochi dire ’sì’. Non se lo immaginava presumibilmente neppure Massimiliano Allegri, chiamato adesso a compattare ulteriormente i ranghi rossoneri per 270 minuti di fuoco, a conclusione del campionato. Con sempre maggior pressione, data dal successo della Juventus a Lecce.
Le voci sulla sua panchina meno solide potrebbero aver inciso anche sulla condizione del presente di Massimiliano Allegri. Il quale, qualcuno lo avrà notato, diversamente dal solito ha per esempio sentito la necessità di legarsi ulteriormente alla propria panchina, scacciando le voci che lo vorrebbero tra i candidati forti per la Nazionale: "Fare il selezionatore è un problema che non mi sono posto. In questo momento per me la cosa più importante è il Milan, per queste tre partite e per il prossimo anno. Abbiamo lavorato 10 mesi con grande attenzione e dedizione. Ad altro non ho assolutamente pensato: il mio obiettivo è rimanere al Milan il più a lungo possibile". La testa di Allegri è solo sul Milan, e sull’obiettivo Champions.
Non avranno contribuito, se le ha lette o sentite, le notizie che vorrebbero il Milan pronto a rivoluzionare il proprio assetto, sia in dirigenza che in panchina. Quelle per cui Tony D’Amico, DS dell’Atalanta che tra qualche ora sarà avversaria appunto del Milan, sarebbe il nome forte per prendere il posto di Tare al Milan, con l’idea di cambiare anche allenatore e prelevare Vincenzo Italiano dal Bologna. Per scacciarle c’è un solo modo, qualificarsi in Champions. Un cammino che vede come condizione essenziale battere la sua Atalanta.











