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Sirene sui big? Intanto blocco Dybala: Marotta è l’unico fuoriclasse di cui l’Inter ha bisogno

Sirene sui big? Intanto blocco Dybala: Marotta è l’unico fuoriclasse di cui l’Inter ha bisogno TUTTOmercatoWEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
giovedì 9 giugno 2022, 08:00Il corsivo

Prendi un mercoledì di inizio giugno, gli albori di un mercato che l’Inter dovrà chiudere con un attivo fra i 60 e gli 80 milioni di euro. Tradotto in altri termini: almeno un big partirà. Di conseguenza, prendi anche le voci che iniziano a circolare. Quelle relative al futuro di Alessandro Bastoni: ha tinteggiato le porte di nerazzurro il diretto interessato e anche l’agente: “Resterà - dice nel giorno che ha sancito anche il rinnovo di Inzaghi - sicuramente”. Di Milan Skriniar o Lautaro Martinez è oggi più complicato poter dire la stessa cosa, con alcuni distinguo: non è detto che la missione milanese del PSG avesse lo slovacco al primo posto delle priorità. L'argentino, viceversa, è il grande indiziato, per una serie di ottime ragioni, a partire dalla sua sostituibilità. A prescindere da chi sarà il "sacrificato", le sirene si sentono e in fin dei conti si torna lì: uno dei top partirà. L’Inter, almeno a livello di immagine, ne potrebbe tranquillamente uscire indebolita.

E invece sta per chiudere Dybala. Casualità? Difficile crederci: in viale della Liberazione dettano con una sola mossa l’agenda e la prima pagina. Altro che cessioni eccellenti, la notizia è il summit, il primo “ufficiale”, con l'entourage di Paulo Dybala. Agente e intermediari, la dirigenza dell’Inter al gran completo. Sul piatto, la prima offerta vera, economica e tecnica: non ancora sufficiente - e qui si parla di soldi - a chiudere il discorso. Abbastanza per potersi aspettare che la distanza si limerà e alla fine la fumata bianca si consumerà, dopo un lungo lavorio ai fianchi che ha mandato alla concorrenza un messaggio univoco: non ci provate neanche, sulla Joya c'è l'Inter.

La differenza si chiama Beppe Marotta. Senza dimenticare il prezioso lavoro di chi gli sta accanto attorno, di Ausilio e Baccin. Però l'amministratore delegato è la garanzia su cui l'Inter si è fiondata una volta liberatosi dalla Juventus, e fin qui ha pagato. La scorsa estate sembrava quella del fuggi fuggi: alla fine, la squadra non è risultata più forte come qualcuno aveva anche immaginato, ma è rimasta più che competitiva. E le casualità, nel calcio come nella vita, non esistono. Le lezioni, quelle sì: a volte, più che un fuoriclasse in campo, tutta la differenza del mondo la fa averlo in dirigenza.

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