Il caso Balogun: tutti possono chiamare, ma non tutti sono Trump. E Infantino si gioca la FIFA
Donald Trump non sapeva nemmeno cosa fosse un cartellino rosso. Chissà se si è informato dei regolamenti, prima di alzare il telefono e chiamare Gianni Infantino, “persona di grande rispetto”, perché la FIFA - per la prima volta nella storia dei Mondiali - togliesse la squalifica a Folarin Balogun, uomo di punta dell’attacco della Nazionale degli Stati Uniti d’America. Detto fatto, il ragazzo potrà giocare con il Belgio. A meno di un clamoroso ravvedimento: la federazione belga ha proposto un ricorso. In punta di diritto, avrebbe tutte le ragioni del mondo per vedere annullata una decisione semplicemente inspiegabile. Proprio perché inspiegabile, però, la FIFA potrebbe anche dire di no, e infatti Infantino, nella sua prima uscita pubblica da quando è scoppiato il caso, si è limitato a definire indipendenti le decisioni dei corpi giurisdizionali.
È un punto di non ritorno
Meglio non soffermarsi sulla decenza e sulla credibilità del movimento calcistico mondiale, palesemente scosse da una vicenda che nessuno - se non per convenienza, come ha fatto Mauricio Pochettino, ct degli USA - può considerare normale. Questioni di principio, che alla fine lasciano il tempo che trovano. Da oggi, chiunque può sentirsi in diritto di chiedere che una squalifica venga tolta. Infatti ci ha provato la Francia per il giallo a Michael Olise, e come darle torto? Se il criterio è l’ingiustizia, un concetto del tutto soggettivo - al netto di errori palesi, e quello nel caso di Balogun non lo è di certo -, tutti potranno discutere le sanzioni rimediate.
Infantino-Trump, quel legame pericoloso
È una differenza di non poco conto. Lo scandalo Mondiale, in fin dei conti, aveva radici più profonde. Al presidente degli Stati Uniti è già stato concesso il diritto di premiare i vincitori del Mondiale per Club, e Infantino ha già confermato che accadrà anche per i Mondiali. Non è mai successo. L’intera rassegna iridata è stata condizionata dal fortissimo legame politico tra Infantino e Trump: c’è un arbitro che è dovuto andare a casa, perché non gradito all’amministrazione USA. C’è una nazionale - l’Iran - che ha dovuto giocare con regole organizzative diverse da quelle delle altre, perché il Paese ospitante è in guerra.
Tra un anno si vota…
È un precedente pericoloso, soprattutto per lo stesso presidente della FIFA, che avrà molte più difficoltà a difendere la propria indipendenza, specie in vista delle prossime elezioni. Già nei mesi scorsi, diversi presidenti di federazione avevano sollevato perplessità proprio per lo strettissimo legame con l’inquilino della Casa Bianca. Nel 2027 si voterà, l’ennesimo favore potrebbe essere stato un autogol del numero uno del calcio mondiale.






