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Mondiale, caso Iran: Taremi e compagni obbligati a lasciare gli USA subito dopo ogni gara

Mondiale, caso Iran: Taremi e compagni obbligati a lasciare gli USA subito dopo ogni garaTUTTOmercatoWEB
© foto di Insidefoto/Image Sport
Yvonne Alessandro
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Yvonne Alessandro
Oggi alle 13:26Mondiali 2026

Una logistica senza precedenti, tensioni geopolitiche alle stelle: è successo questo alla vigilia della Coppa del Mondo per la nazionale dell'Iran. Secondo quanto dichiarato dall'ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh, alla squadra è stato imposto l'obbligo tassativo di entrare e lasciare gli Stati Uniti nello stesso giorno in cui disputerà le proprie partite della fase a gironi, tutte programmate sul suolo americano. Le frizioni tra le due nazioni restano altissime in seguito al conflitto in Medio Oriente, sollevando preoccupazioni che durano ormai da mesi.

"Possiamo entrare al mattino e dobbiamo ripartire il giorno stesso", ha confermato Pasandideh ai giornalisti, delineando un programma che vedrà l'Iran debuttare contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, affrontare il Belgio sei giorni dopo sempre in California e chiudere il gruppo a Seattle contro l'Egitto, con l'incognita di dover replicare questa staffetta in caso di passaggio alla fase a eliminazione diretta.

Davanti al rifiuto della FIFA di spostare i match in territorio messicano, l'Iran ha stabilito il proprio quartier generale in Messico anziché a Tucson, in Arizona, come inizialmente pianificato. Una soluzione logistica nata dalla collaborazione con il governo locale, come spiegato dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum: "Non abbiamo alcun motivo per negare loro la possibilità di soggiornare in Messico. Gli Stati Uniti non vogliono che la squadra iraniana pernotti lì, ma giocheranno tre partite in quel territorio. Quindi ci hanno chiesto: 'Possiamo pernottare in Messico?'. E noi abbiamo risposto: 'Sì, nessun problema'. Non abbiamo alcun problema".

Una decisione che si scontra con le riserve espresse dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale aveva manifestato dubbi sulla sicurezza della delegazione: "La nazionale di calcio dell'Iran è la benvenuta alla Coppa del Mondo, ma non credo davvero che sia opportuno che si trovino lì, per la loro stessa incolumità e sicurezza". Conseguenze si sono già abbattute sul Team Melli, tra la questione dei visti, concessi solo di recente dagli Stati Uniti ai calciatori e a una parte dello staff. Scatenando le proteste dei media di Stato e dei diplomatici iraniani per l'esclusione di diverse figure chiave del personale di supporto, tra cui il capo della federazione calcistica Mehdi Taj.

Da Washington, la replica del Dipartimento di Stato americano ha cercato di blindare la regolarità della competizione senza però allentare la pressione politica. "I visti necessari affinché l'Iran possa competere nella Coppa del Mondo, compresi quelli per gli atleti e per il personale di supporto necessario, sono stati rilasciati", ha dichiarato un funzionario statunitense, che ha poi concluso con fermezza: "Non permetteremo alla squadra iraniana di abusare di questo sistema per far entrare clandestinamente terroristi negli Stati Uniti sotto falsi pretesti".

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