Riise: "Vedo la Norvegia in semifinale. Il segreto? Abbiamo lasciato i bambini liberi di giocare"
La Norvegia ai quarti di finale del Mondiale non stupisce John Arne Riise. L’ex terzino della Roma, campione d’Europa con il Liverpool nel 2005 e primatista di presenze con la nazionale norvegese, vede nel percorso della squadra di Solbakken il risultato di una scelta culturale molto più profonda: “L’ errore più grande del mondo è cercare il prossimo Haaland quando i bambini hanno 8 anni”.
Alla vigilia della sfida con l’Inghilterra, Riise spiega che la crescita del calcio norvegese nasce da un’idea precisa: proteggere il gioco e il divertimento. “Abbiamo fatto in modo che centinaia di bambini continuassero solo a giocare a calcio”, spiega a Tuttosport. Per questo, sostiene, la filosofia non è mai stata quella di costruire fenomeni precoci: “L’obiettivo non è creare il miglior calciatore di 8 anni, ma il miglior ventiduenne”.
Il modello norvegese, senza classifiche ufficiali prima degli 11 anni e senza campionati nazionali prima dei 13, punta a ridurre pressione, stress e abbandono. Riise non lo considera una ricetta universale, ma un esempio riuscito: “Guardando l’attuale nazionale, è difficile sostenere che questo modello non abbia funzionato”. Quanto ai risultati ai Mondiali: “Haaland è un fuoriclasse, ma la Norvegia non è costruita attorno a un solo giocatore. Ognuno conosce il proprio ruolo e lavora per la squadra”. Merito anche di Solbakken, capace di creare “una cultura fondata sulla fiducia, sulla responsabilità e sul senso di unità”. Riise guarda avanti senza nascondersi: “Sono convinto che questa sia la miglior nazionale che la Norvegia abbia avuto da molti anni e sono certo che raggiungeremo le semifinali”.






