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Bergomi: "All'Inter serve un attaccante diverso. Ct Italia? Gli spagnoli vanno forte..."

Bergomi: "All'Inter serve un attaccante diverso. Ct Italia? Gli spagnoli vanno forte..."TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Ivan Cardia
lunedì 11 maggio 2026, 14:40Serie A
Ivan Cardia

Beppe Bergomi, presente alla presentazione della nuova edizione del memorial Franco Chignoli che si terrà da 22 al 24 maggio, ha detto la sua sul futuro dell’Inter dal punto di vista tattico: “È difficile uscire da certe situazioni. Il calcio europeo va in una certa direzione, con 3-4 giocatori offensivi. Si gioca 4-3-3 o 4-2-3-1 ma, al di là dei numeri, punta sul talento offensivo. Noi abbiamo dodici club su venti che giocano 3-5-2: cambiare è difficile, e io non do tanta colpa alle società. Se non vanno in Champions fanno fatica, e quindi devono avere delle certezze. L’Inter ha Lautaro e Thuram: diventa difficile aggiungere esterni da uno contro uno, deve riuscire a trovare dei giovani, magari italiani, e un giocatore da uno contro uno sulla trequarti o anche da esterno”.

Il primo acquisto dell’Inter?
“Sicuramente un difensore, l’Inter ha 5-6 giocatori in scadenza di contratto e il più giovane è De Vrij, che ha 34 anni. Bisogna capire chi terrà di questi, sicuramente andrà a prendere un difensore e non so chi. L’Inter ha tutti numeri 10 a centrocampo: Calhanoglu lo era, Barella nasceva così, poi Sucic, Zielinski e via dicendo. Forse serve della fisicità. E poi un giocatore offensivo diverso da quelli che ha a disposizione”.

Federcalcio e Nazionale: su chi punterebbe?
“Io ho la mia idea, l’ha detta anche Bonucci: se vogliamo cambiare dobbiamo cambiare. Quali sono gli allenatori che vanno per la maggiore? Gli spagnoli. Guardiola, Luis Enrique, Fabregas… Dobbiamo cambiare. Poi il presidente federale può essere Malagò, lo stimo. Però dobbiamo avere il coraggio di fare le riforme. E di cambiare: nel farlo servono pazienza e idee. Ai Mondiali non ci andiamo, ma ci possiamo andare con quello che abbiamo: con la Bosnia, con la Macedonia, con la Svezia, ci potevamo andare ugualmente”.

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