Luciano Spalletti è ciò che serve a Vlahovic per diventare un bomber da 30 gol l'anno
La Juventus di Luciano Spalletti non può fare a meno di un centravanti come Dusan Vlahovic. "La sua assenza l'abbiamo sofferta come il pane, ha caratteristiche diverse. Non si può giocare senza uno così. Serve il terminale fisico, forte", ha detto ieri sera il manager di Certaldo al termine della gara del Via del Mare decisa da una rete del centravanti serbo dopo una decina di secondi. Il quinto gol in questo campionato di un calciatore che quest'anno è rimasto ai box per infortunio praticamente per cinque mesi, da fine novembre a fine aprile. Quello di ieri è stato il suo secondo gol consecutivo, una rete arrivata in una partita in cui ha tentato la conclusione sette volte. In cui un altro gol gli è stato annullato per posizione di fuorigioco. Una gara in cui Vlahovic è sempre stato nel vivo del gioco, soprattutto è rimasto costantemente nella metà campo avversaria.
Vlahovic dopo Allegri, Motta e Tudor ha forse trovato alla Juventus un allenatore decisamente più adatto a esaltare le sue caratteristiche. Un manager che nel corso della sua carriera ha dimostrato di saper valorizzare i suoi attaccanti, che a Napoli nell'anno dello Scudetto ha permesso a Victor Osimhen di chiudere la stagione con 31 reti di cui 26 in campionato.
Il centravanti classe 2000 invece fino a questo momento ha raggiunto al massimo 21 gol in una Serie A. Li realizzò alla Fiorentina, nella stagione precedente al passaggio a Torino per 80 milioni di euro. Un trasferimento che gli ha portato in dote un maxi-contratto, ma anche tante aspettative disilluse. Sacrificate sull'altare di una squadra spesso e volentieri troppo difensiva per esaltare le sue qualità.
I numeri alla Juventus parlano chiaro: 7 gol tra gennaio e giugno 2022, 10 reti nella Serie A successiva, poi sedici, di nuovo dieci e quest'anno causa infortunio è a quota cinque. In quattro anni e mezzo di Juventus ha realizzato 48 gol nel campionato italiano, numeri non all'altezza di un centravanti da 80 milioni. Numeri che sono però anche la conseguenza del lavoro con allenatori che non sono riusciti a esaltare le sue caratteristiche. Tecnici diversi da Spalletti che invece può trasformarlo in quel centravanti da 30 gol a stagione che da anni tutti aspettano.
E allora tutti felici e finalmente contenti? Non esattamente. Perché le vicende relative al rinnovo del suo contratto sono cristallizzate da tanto, troppo tempo. Una vicenda che dopo le prossime due gare di campionato dovrà necessariamente scrivere una nuova pagina: o sarà rinnovo per giocare con uno Spalletti che spinge da tempo per il rinnovo o sarà addio. Un divorzio che a quel punto non sarà senza rimpianti.











