Marco Simone: "Il Milan non è più il Milan. Comandano gli incompetenti, non i Maldini"
"Il Milan non è più il Milan”. Marco Simone, intervenuto a Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, analizza così il momento dei rossoneri: “Lo status, la storia, il blasone, tutte componenti che non si sentono più in campo. Questo è da rettificare immediatamente, perché è da un po' di anni che succede con troppi cambi in società, con presidenti e direttori assenti. E poi la squadra dovrebbe avere più giocatori importanti, da Milan, non solo l'attaccante. C'è solo Modric con un certo carisma, con un certo status. Servono una società e una squadra da Milan".
Il Como meriterebbe più del Milan la qualificazione in Champions?
"Per la qualità di gioco e per il progetto, sì. Ha investito in maniera equilibrata, ma con un progetto chiaro e comprensibile. Per come stanno portando avanti la loro filosofia, meriterebbero di andare in Champions più di Milan e Juve".
Differenze tra calcio italiano e francese?
"Le scuole francesi sono francesi, il territorio ancora tira fuori tanti giocatori francesi. Il più grande alimentatore di giocatori è la banlieue parigina, che è talmente estesa che raccoglie un sacco di giocatori. I giocatori crescono prima nelle strade, in situazioni disagiate e poi vanno nei settori giovanili delle società. Questo in Italia non c'è più. I settori giovanili italiani non esistono più da anni. Nonostante una massiccia presenza di stranieri, il campionato francese si sente che è francese, le identità sono francesi. Non mi vergogno a dire che faccio fatica a dire le formazioni di Milan, Inter e Juve: gli stranieri non ti entrano più in testa talmente sono tanti. Sono cresciuto nel Como negli anni '90, uno dei settori giovanili più importanti insieme all'Atalanta. C'era una cultura del settore giovanile, che ora non c'è più. Oggi qualsiasi persona porta un po' di moneta, si presenta anche in club professionistico e decide di gestire un settore giovanile. Questo succede in Italia".
Leao specchio della stagione del Milan?
"Rafa Leao è un giocatore con delle qualità straordinarie. Non so se posso definirlo talento calcistico, forse è troppo, ma ha qualità che sono da Milan. Non ha però questa capacità di esprimerle con continuità. Delle volte vincere le partite anche da solo, ma non basta, è troppo poco. Con le sue qualità, avrebbe dovuto fare molto di più. Adesso si è deteriorato ancora di più il rapporto con il tifo. Faccio fatica a capire se gli si si possa dare ancora tempo, il rapporto sembra molto compromesso".
Il peccato originale del Milan?
“È stato un grandissimo errore non dare continuità al progetto che Paolo (Maldini, ndr) aveva cominciato, anche con difficoltà. Il Milan non ha alcuna identità oggi, l'ultimo che è riuscito a dargliela negli ultimi anni è stato Maldini. Rappresenta e incarna il Milan: manca il senso di appartenenza. Il Milan ha vinto sette Coppe dei Campioni e le ha alzate tutte la famiglia Maldini. Anche se fosse incompetente, e non è questo il caso, Maldini lo lascerei lì solo perché è Maldini. Invece gli incompetenti continuano a comandare anche le squadre di calcio, come il Milan. E questo è assurdo".
Milan in ritiro, può essere la scelta giusta?
"Il ritiro è sempre una scelta di prevenzione. Se devo portare la squadra in ritiro, la porto in un momento in cui c'è voglia di condividere questi ultimi 180 minuti con la serenità di andare a centrare l'obiettivo. Se, invece, deve essere un ritiro punitivo, per responsabilizzare i giocatori a due giornate dalla fine, mi sembrano quelle cose forzate e un po' mediatiche. Lo sa Allegri quello che deve fare".
Un ricordo di Beccalossi?
"Becca era un amico, purtroppo non ho potuto partecipare all'ultimo saluto. Vado oltre al giocatore, Becca era persona di un amore unico, era così piacevole chiacchierare, ridere e scherzare con lui. Ci ha lasciato un grandissimo uomo, uno dei pochi artisti del calcio italiano col suo mancino e una delle ultime bandiere del calcio italiano".
PSG di nuovo in finale, sarà bis?
"Sarà una finale diversa da PSG-Inter. L'Arsenal difende molto bene, ha subìto appena sei gol in tutta la Champions. Da anni è stato costruito in modo eccezionale da Arteta. Ma rimango convinto che il PSG farà il doublé, come si dice in Francia. Ha un'identità chiara e netta nel suo gioco, sprigiona entusiasmo. In parte sono parigino, ho giocato nel PSG e sarei molto contento se vincesse la seconda Champions League".











