Marotta e la Juve: "Via perché volevano ringiovanire la dirigenza. CR7? Affare troppo grande"
"La Juventus aveva una proprietà che si sussegue nel tempo, nell'Inter purtroppo questo non è accaduto e questo comporta avere più difficoltà. Entrambe sono grandi società e sono la storia vera del calcio italiano, sono molto, molto orgoglioso di essere nell'Inter". Parola di Giuseppe Marotta, presidente nerazzurro, nell'intervista rilasciata a DAZN in occasione della quale ha ripercorso le sue tappe in carriera precedentemente da dirigente. In particolare soffermandosi sugli 8 anni trascorsi in bianconero, esattamente nell'ultimo ciclo vincente.
Tornando alle vere motivazioni della sua partenza: "Il fatto e la consapevolezza che la proprietà e il presidente avevano giustamente voglia di fare un cambiamento nella struttura manageriale, ringiovanendola. Lo stesso Andrea Agnelli, che ha acquisito esperienza che non aveva nel 2010 quando arrivai io, voleva recitare un ruolo da protagonista ed è legittimo. Quando la proprietà rivendica un ruolo importante, il manager fa un passo indietro. Con grande stima, le nostre strade si sono divise".
Si vociferava che l'affare Cristiano Ronaldo avesse incrinato qualcosa con i vertici della Juventus. Marotta ha risposto: "È una leggenda metropolitana. Certamente non era un'operazione che io condividevo al massimo, ma in un modo spontaneo di confronto con il presidente e la proprietà, non era una cosa di litigiosità. Ritenevo che Cristiano Ronaldo, che è un grandissimo campione, magari era un'operazione troppo grande per noi in quel momento. Però c'è il rispetto dei ruoli, io mi sono accodato al presidente".
Dall'addio alla Juventus al nuovo club, a tinte nerazzurre: "Mi ricordo benissimo quel sabato in cui ho annunciato che non si sarebbe più rinnovato il rapporto tra di noi. Era un giorno di tristezza, vedevi gli 8 anni… Da un lato sono fortunato, da un lato sono coraggioso e ho detto che ero sicuro che quando si chiude una porta, si sarebbe aperto un portone. In effetti, l'incredibile è che è successo in 24 ore, talmente in modo strano… Siccome non avevo il numero di Zhang, non ero sicuro fosse lui, pensavo fosse uno scherzo e così chiesi a Cairo se il cellulare fosse il suo. Quando ho ricevuto la conferma, l'ho richiamato e ci siamo visti il lunedì".











