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Napoli, De Laurentiis: "Mercato? Non dovremmo comprare nessuno. E tanti andranno via"

Napoli, De Laurentiis: "Mercato? Non dovremmo comprare nessuno. E tanti andranno via" TUTTOmercatoWEB
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Pierpaolo Matrone
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Pierpaolo Matrone
lunedì 6 luglio 2026, 16:35Serie A

Il Napoli oggi alle 15 presenterà le maglie per la stagione 2026/27. Alla conferenza stampa, che si terrà sulla Msc World Europa, prenderà parte anche il presidente Aurelio De Laurentiis. Su TuttoMercatoWeb.com, come di consueto, sarà possibile seguire l'evento con la nostra diretta testuale.

15.05 - Comincia l'evento sulla MSC World Europa. Viene proiettato il video della presentazione della nuova maglia.

15.09 - Nicola Lombardo, responsabile della comunicazione del Napoli, chiama gli ospiti sul palco: il presidente Aurelio De Laurentiis, poi Leonardo Massa di MSC, Nicola Arnone di Acqua Lete, e Francesca Curci.

15.17 - Prende parola Aurelio De Laurentiis: "Mio padre si è laureato a Napoli, alla Federico II, e allora prima di iniziare il discorso volevo dare il benvenuto al nuovo rettore della Federico II Andrea Mazzucchi. Cari amici, care autorità presenti, cari partner, signore e signori della stampa e soprattutto tifosi azzurri, benvenuti a tutti voi. Volevo ringraziare Leonardo Massa per averci messo a disposizione l'ammiraglia della flotta per questa presentazione della maglia per il centenario. Siamo a bordo di questa splendida nave, la MSC World Europa, per presentare la nostra maglia Home 2026/27, l'elemento simbolico più importante della stagione del centenario. Questa ricorrenza sarà celebrata per l'intero anno. Cento anni di passione, di cadute, di rinascite, di successi. Il calcio a Napoli ha una storia ultracentenaria. Le sue origini risalgono agli ultimi anni dell'800. Le prime esperienze cittadini, fino alla nascita del Naples Football Club nel 1906, poi però nel 1911 alcuni soci dissidenti ne uscirono per formare l'Unione Sportiva Internazionale. Poi ci ripensarono e rientrarono nel 1922, formando l'Inter Naples, che con l'Inter non ha niente a che fare. Il cambio di denominazione del 25 agosto 1926 diede poi inizio all'avventura dell'Associazione Calcio Napoli, il club che poi nel 1964 avrebbe assunto l'attuale denominazione, SSC Napoli. C'è una data simbolica, che nella memoria collettiva azzurra è divenuta sinonimo d'appartenenza, il 1° agosto 1926. E' un simbolo, perché nella realtà la nascita ufficiale del Napoli viene attribuito dagli storici a tanti momenti diversi. Questa data del 1° agosto può però essere presa come data simbolica. Per un anno intero questo centenario ci terrà impegnati con manifestazioni, dibattiti, incontri. E anche con un film che stiamo scrivendo con Maurizio De Giovanni e Mimmo Carratelli, che sarà tra fine ottobre e inizio novembre nelle sale di tutta Italia. Per il 1° agosto stiamo preparando un evento speciale, nel cuore della città. Un evento a cui sarà invitata tutta la città, al fine di unire i tifosi e alcune leggende che hanno scritto pagine memorabili della nostra storia. Ma i tifosi del Napoli sono in tutto il mondo, per questo porteremo il centenario anche fuori dai confini italiani. In questa stagione storica ci accompagnerà un augurio, più che un claim: "Pe cient'anne". E' il nostro modo di dire che vogliamo guardare indietro, ma anche lontano. Che vogliamo che questa fase di rinascità della città e del club prosegua ancora a lungo, che il Napoli rappresenti nel mondo la forza e la bellezza della sua terra. Esiste un legame tra Napoli e il Napoli che ha pochi eguali nel panorama sportivo mondiale. Un legame che non si compra e non si costruisce artificialmente. Le immagini degli scudetti conquistati negli ultimi anni sono state seguite e apprezzate in tutto il mondo. Ben 70 milioni di persone nel mondo hanno visto i festeggiamenti per lo Scudetto sul Lungomare. Napoli è cresciuta in ogni ambito: cultura, sport, cinema, estetica e non solo. Ma ora tutto succede insieme. E quando tutto si allinea, inizia il movimento che attraversa la città, le persone, il linguaggio, la cultura. E che non riguarda più solo Napoli, ma il modo in cui Napoli guarda al mondo. Il Napoli momentum. Un movimento che si allinea alla storia del Napoli Calcio e la proietta in una nuova fase. Vogliamo guardare al futuro, senza però dimenticare il passato. E' tornato a far parte della nostra identità visiva il Corsiero del Sole. Il presidente Giorgio Ascarelli, il primo della nostra storia, lo scelse come simbolo del club. Poi la nostra tipica ironia trasformò il destriero in ciuccio dopo la disastrosa prima stagione nella massima serie. Oggi crediamo che il Napoli sia pronto a riabbracciare il suo emblema originario. Ci sosterrà in questo intento la Treccani, che per la prima volta nella sua storia sposerà il progetto di un club calcistico con una pubblicazione speciale. Diventerà parte della nostra storia la maglia realizzata da Valentina De Laurentiis e il suo team, in collaborazione con EA7 di Giorgio Armani. Giorgio, che ricordiamo sempre con grande affetto, stima e riconoscenza per come ha rappresentato l'Italia nel mondo. Volevamo una divisa che accompagnasse Napoli per tutta la stagione. Una maglia capace di unire il ricordo di ciò che siamo stati all'ambizione di voler galoppare per sempre verso maggiori successi. E proprio perché questa maglia tiene insieme passato e futuro, abbiamo deciso di lanciarla stamattina con un'immagine di Diego Armando Maradona. Abbiamo unito l'intelligenza artificiale all'immortalità del più grande calciatore di ogni tempo. Perché Diego continua a camminare insieme a noi. La maglia ospiterà anche le nostre aziende partner. Oltre al main sponsor, MSC, c'è anche sulla manica DongFeng. Resta al nostro fianco Sorgesana, che ci sostiene dal 2005, in uno dei sodalizi più longevi del calcio europeo. Quando ripenso a quegli anni, ricordo un inizio che pareva impossibile. Da allora siamo passati dai campi della Serie C alla vetrina della Champions League. Abbiamo vissuto promozioni e qualificazioni europee, celebrando insieme 7 trofei, di cui due Scudetti e una Supercoppa nelle ultime tre stagioni. Siamo stati sempre ai vertici del calcio italiano e tra le realtà più riconosciute a livello europeo. Questo non sarebbe potuto accadere senza i nostri tifosi. Perché un presidente può avere idee e ostinazione, ma un club come il Napoli vive nella voce dei propri tifosi".

15.33 - Ancora ADL: "Il mio orgoglio più grande è essere riuscito a rispettare il valore di questo club, rendendolo competitivo ma sostenibile. E questo bisogna sottolinearlo anche per il futuro. Cari sindaco e presidente Fico, la mia ultima esperienza negli Stati Uniti mi ha portato negli stadi americani. Io non ero molto fiducioso, anche perché Infantino non è che mi avesse convinto molto. Prezzi molto alti, stadi adattati perché lì si giocano altri sport, ma io ho visto due partite dal vivo, oltre alle altre partite viste in tv a Los Angeles. Sono andato allo stadio, da circa 90 mila posti. Ho visto una partita della Svizzera, contro la Bosnia, per far felice mia moglie. E un'altra era Belgio-Iran, con il Belgio che ha due giocatori nostri. In trenta secondi siamo stati controllati dalla polizia, siamo arrivati con l'auto nel garage, siamo arrivati in una suite particolare, e ce ne sono 226 in quello stadio, costato 6 miliardi di dollari. Caro sindaco, anche se non sei tifoso del Napoli ma hai abbracciato altri colori, io ti stimo e ti sono amico. Fico invece è molto tifoso del Napoli, e come presidente della Regione non guasta. Fare un betting va sempre bene, ma fare una contrapposizione muscolosa non va bene. Dobbiamo renderci conto, incontrandoci, come massimizzare gli sforzi economici vostri e i miei. E trovare delle soluzioni che possano compendiare un aumento di stabilità e di forza del Calcio Napoli. Noi abbiamo sempre avuto questa discriminazione italica: il Nord è il top e al Sud siamo poverelli. Io ho inverito questa copyline, ma ora bisogna darsi da fare. Se Inter e Milan costruiscono una stadio ivestendo 1,8 miliardi. E se la Roma ha già trovato i terreni e investirà la stessa cifra, noi ci troveremo tra qualche anno a non avere introiti sufficienti per rendere competitiva la squadra come io ho sempre ottenuto e fatto per vincere due Scudetti e stare 16 volte in Europa. Il Napoli non fattura né quanto l'Inter né quanto il Milan né quanto la Juventus. Quindi deve faticare, come diceva il buon Conte. Ma servono anche le strutture. Io ci posso metterà creatività e capacità finanziaria, ma poi servono le strutture. Senza l'amore di mia moglie Jacqueline e dei miei figli Luigi, Valentina ed Edoardo io non avrei ottenuto nulla di tutto ciò. E senza il sostegno dell'AD Andrea Chiavelli, al mio fianco dal primo giorno. Senza il lavoro di tutti gli staff tecnici e sportivi, dei calciatori, dei dipendenti, dei collaboratori. Un tuffo nel passato di nomi: da Reja a Mazzarri, da Benitez a Sarri,da Ancelotti a Gattuso, da Spalletti a Conte. Senza dimenticare Marino, Bigon, Giuntoli e Manna. E senza dimenticare il sostegno dei tifosi. Oggi, quando guardo al futuro, immagino insieme a loro un Napoli sempre più forte e solido. Un Napoli dotato delle strutture che merita un club così importante: stadio e centro sportivo. Nessuno di voi si ricorda mai che mentre a Roma, all'Inter, al Milan hanno trovato tutto le nuove prioprietà, noi abbiamo trovato nulla, abbiamo trovato un club fallito, niente strutture. L'obiettivo che ci siamo dati in questa nuova fase è quello di fare stadio e centro sportivo, ci lavorerò giorno e notte come ho sempre fatto. Allora, cari napoletani, diciamocelo ogni giorno fino al 31 luglio 2027 e oltre, perché a noi la festa piace: Pe cient'anne".

16:08 - Interviene Valentina De Laurentiis, Style Designer del Napoli: "La prima maglia del Centenario non nasce come una semplice commemorazione: è pensata per accompagnare il Napoli per tutta questa stagione. È una scelta precisa, perché un anniversario come questo deve vivere ogni domenica, su ogni campo e insieme ai tifosi. Dovevamo raccontare cent'anni di storia, racchiudendo in un unico capo l'identità del popolo e del club. La prima domanda che ci siamo posti è stata: da dove si riparte quando si celebrano cent'anni? Ci siamo ispirati alla maglia che vive più di tutte nella memoria collettiva dei tifosi, quella degli anni Ottanta, del primo scudetto, con la sua iconica trama in maglina. Una maglia autentica, essenziale, capace di evocare ricordi e senso di appartenenza. Abbiamo utilizzato materiali diversi, un tessuto tecnico che richiama visivamente la storica lanetta, mantenendo però tutte le tecnologie moderne. È un omaggio rispettoso alla memoria del club. La semplicità è stata il filo conduttore dell'intero progetto: sono i simboli e il colore a raccontare la storia. Sul cuore trovano spazio il Corsiero del Sole, simbolo di forza, continuità e rinascita; il numero 100, che celebra il percorso e le vittorie; il simbolo dell'infinito, che non rappresenta soltanto la continuità della storia, ma anche la volontà di dare vita a un nuovo punto di partenza per il prossimo secolo del Napoli; infine, l'attuale logo del Napoli. Non abbiamo scelto di modificarlo perché racconta una storia che continua: il logo di oggi rappresenta il presente, senza perdere il legame con l'identità del club. È proiettato al futuro, ma poggia sulle fondamenta del passato. Grazie".

16:13 - Inizia la conferenza stampa con le domande ad Aurelio De Laurentiis: "Pe' cient'anne", cosa si augura? "Innanzitutto sono contento e fiero di aver dato continuità scegliendo un allenatore che ha vinto tantissimo in Italia e che è arrivato due volte in finale di Champions League. Lo presenteremo al Teatro San Carlo il 14 luglio. Lì ci sarà poi un confronto con tutte le vostre domande. Sappiamo che la curiosità, nel calcio e tra i tifosi, è tanta. Solo nell'ultimo mese avrò ricevuto almeno 200 proposte di calciatori da ingaggiare. Io, però, ho risposto: 'State calmi, abbiamo 47 calciatori e dobbiamo sistemarne almeno 25 prima di parlare di acquisti'. Poi ci sono i ruoli: se in qualche reparto ci sono delle lacune, allora si va sul mercato. Ma se in ogni ruolo abbiamo due o tre alternative, è giusto confrontarsi prima con chi dovrà allenare la squadra per capire cosa intende fare con i giocatori che già abbiamo. Bisogna chiedere all'allenatore: 'Sei sicuro di volerli cambiare? Perché già con questi puoi fare grandi cose'. Inoltre, il signor Allegri è anche un aziendalista e credo che con lui andremo molto d'accordo".

Quanti giocatori andranno via?
"Secondo me non dovremmo comprare nessuno e, sempre secondo me, dovranno andare via in molti".

C'è Bruyne tra i testimonial della nuova maglia.
"Secondo me la maglia sta bene a qualunque calciatore che indossi in maniera cosciente e con senso di appartenenza la maglia del nostro caro e amato Napoli".

Quando la prima pietra per lo stadio?
"Io, se non troverò ostacoli burocratici lungo il mio percorso, immagino proprio che arriverà presto. Però questo è un Paese molto strano, dove i politici fanno politica guardando soprattutto a sé stessi. I cittadini spesso non compaiono. È un problema di tutta l'Europa. Io amo l'America, con tutti i suoi difetti: lì c'è un grandissimo rispetto per il successo. In Italia, invece, c'è una grandissima invidia nei confronti del successo. E fermare chi produce, chi inventa, chi si spacca in quattro, creando burocraticamente lacci e lacciuoli per rendergli la vita impossibile, sembra essere lo sport preferito di molti. Quando nel 1967, dopo la legge del 1965 voluta dal ministro Corona... Gli americani ci avevano detto, dopo la guerra: 'Basta che non ci facciate concorrenza con il cinema e vi compenseremo girando in Italia tre colossal, tra cui Cleopatra'. Invece l'abilità degli italiani fece emergere registi come Fellini e tanti altri. Non solo si cominciarono a vincere gli Oscar, ma autori come Rossellini e De Sica realizzarono film straordinari. Inoltre il cosiddetto cinema di genere portò il cinema italiano a diventare il secondo al mondo per fatturato e numero di film prodotti ogni anno. A quel punto gli americani dissero: 'Ma come, ci eravamo messi d'accordo?'. Si rivolsero ad Andreotti, che rispose: 'Non posso fare nulla'. E allora intervennero sul ministro Corona, che con quella legge finì per tagliare le gambe all'industria cinematografica italiana. Mio zio cercò di resistere per due anni, poi nel 1967 fece le valigie e si trasferì in America. Io avevo 18 anni e volevo divertirmi. Mi dissero che in Italia non si poteva fare nulla. Poi è arrivata una lunga cavalcata di successi nel cinema, frutto di un grandissimo impegno. Guardandomi allo specchio, però, mi sono sempre detto che questo è un Paese difficilissimo, capace di mettere in ginocchio il cinema italiano. Per questo mi sono imposto di non uscire mai dai binari. Ho realizzato tanti film di successo e da quell'esperienza ho imparato il marketing e la creatività, competenze che mi sono state molto utili nel mondo del calcio, del quale inizialmente non sapevo nulla. E questa è stata la mia fortuna".

16.33 - Finisce la conferenza stampa.

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