Qual è il peso politico del calcio italiano? Turpin non è un alibi, ma ci sono due episodi al limite
La notte di Zenica si è chiusa con un’immagine che resta impressa: Clement Turpin che lascia il Bilino Polje scortato, direzione aeroporto di Sarajevo. Il suo viaggio silenzioso è stato interrotto solo dalla revisione, sul laptop, degli episodi chiave di Bosnia-Italia. Una partita che pesa, perché si inserisce in una ferita già aperta nel calcio italiano. E allora la domanda sorge spontanea: era davvero opportuno designarlo per una sfida così delicata? Si chiede oggi il Corriere dello Sport.
Sia chiaro: nessun alibi. Ma è altrettanto evidente che alcune decisioni hanno inciso. Il rosso ad Alessandro Bastoni è corretto, ma da lì in avanti manca quella che in gergo viene definita "intelligenza arbitrale". L’intervento di Muharemovic su Palestra resta emblematico: contatto evidente, dinamica pericolosa, ma sanzione minima. In una gara già segnata da un’espulsione, un direttore di gara esperto avrebbe potuto leggere diversamente l’azione, valutando anche la chiara occasione da gol.
Ancora più discusso l’episodio nel finale: sul tiro di Pio Esposito, il difensore bosniaco interviene con il braccio in modo tutt’altro che naturale. Un gesto che, per dinamica e posizione, richiama più una parata che una deviazione casuale. Rigore e secondo giallo sarebbero stati provvedimenti coerenti, anche alla luce dell’utilizzo del VAR. Invece nulla. E in partite così, nei dettagli, si decide tutto. L’Italia esce, ancora una volta, e il dibattito si riaccende: non solo sugli errori arbitrali, ma sul peso reale del nostro calcio a livello internazionale.











