Taibi: "Milan-Atalanta gara aperta. Carnesecchi? Straordinario, ma fossi in lui resterei a Bergamo"
Domenica ci sarà Milan-Atalanta, e la Dea deve blindare a tutti i costi il 7° posto in classifica per sperare nella Conference League. In esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb, ha parlato l'ex portiere nerazzurro e rossonero Massimo Taibi: tra il momento di entrambe le squadre e anche qualche ricordo sul suo passato.
Milan-Atalanta, che partita sarà quella di domenica?
“Secondo me sarà una partita a viso aperto tra due squadre che stanno raccogliendo poco nell’ultimo periodo. Sia Atalanta che Milan vogliono sbloccarsi perché fino ad un mesetto fa andavano a mille. Mi aspetto una gara aperta”.
Partendo dai nerazzurri, come giudica questa prima stagione post Gasp?
“Si sapeva che era una stagione di transizione. Gasperini ha dato una grande impronta all’Atalanta vincendo anche l’Europa League, e abituarsi a qualcosa di nuovo era difficile. Qualificarsi in qualsiasi Europa poteva andare bene per i bergamaschi in questa stagione”.
Se Palladino fosse arrivato dall’inizio ci sarebbero state chance per la Champions?
“Difficile da dire. Sicuramente posso considerare che Palladino all’Atalanta sta facendo un grande lavoro portando la squadra praticamente in zona Europa nonostante l’inizio difficile”.
Si sta parlando molto di Tony D’Amico e del suo futuro: come giudica i suoi quattro anni a Bergamo?
“Tony D’Amico ha fatto un lavoro straordinario all’Atalanta. Un grande conoscitore di calcio già ai tempi del Verona, e lui è un grande direttore visti i risultati che ha ottenuto la Dea tra campionato e coppe europee”.
Invece parlando dei portieri, cosa ammira di Maignan e Carnesecchi?
“Sono due grandissimi portieri. Maignan è una certezza, ma sono contento che Carnesecchi stia facendo una stagione straordinaria. Lui è uno dei portieri più forti in Serie A e può dare un grande contributo anche in Nazionale”.
Su Carnesecchi ci sono tante voci: quanto conviene invece rimanere all’Atalanta?
“Oggi l’Atalanta è un grande salto: rimane una big che comunque ha vinto e addirittura l’anno scorso aveva sfiorato lo Scudetto. Secondo me per Marco non converrebbe lasciare Bergamo, anche perché come ho detto prima l’Atalanta è una grande squadra”.
Parlando invece della sua Atalanta, come giudica i suoi 4 anni a Bergamo?
“Ho avuto la fortuna di vestire la maglia dell’Atalanta, e per me è stata una bellissima esperienza. Nutro tanto affetto verso i bergamaschi, soprattutto per il grande senso appartenenza verso il club”.
Lei fu portato a Bergamo da Beppe Marotta: come giudica la sua scalata fino a diventare presidente dell’Inter?
“Marotta l’ho avuto anche a Venezia a Como. Si vedeva che era uno da grandi palcoscenici già ai tempi con l’Atalanta, infatti dopo Bergamo ha fatto grande la Sampdoria, la Juve e poi l’Inter. Un grande uomo e competente in quello che fa”.
Sempre dei suoi anni a Bergamo c’è un po’ il rimpianto di non essere andati in Europa?
“La nostra Atalanta aveva una buona società, ma non era come oggi. Vero che quando c’ero io la Dea era stata costruita per andare in UEFA, ma c’erano squadre più forti e puntare all’Europa era complicato. Oggi l’Atalanta è un’altra realtà, rimanendo ai piani alti”.
Invece parlando del Milan, come giudicare la stagione fino ad ora dei rossoneri?
“Io credo che quando Allegri diceva che l’obiettivo massimo era la Champions League aveva ragione. Per me rimane un grande risultato, anche perché Inter e Napoli sono più competitive. Certo, c’è stato un calo, però secondo me il Milan sta facendo bene”.
Capitolo Leao: secondo lei il Milan deve puntare ancora su di lui?
“Leao indubbiamente è un grande talento nonostante la discontinuità: ci punterei ancora perché può fare la differenza in casa Milan”.
È passato qualche giorno dal ricordo della tragedia di Superga: da ex Torino cosa si prova in quei momenti?
“Il Torino è molto simile all’Atalanta, soprattutto per quanto riguarda il grande senso di appartenenza. Andando a Superga percepisci cosa rappresenta il Grande Torino e lo Scudetto del 76 per tutto il mondo Toro. Loro come Bergamo sono legati alla loro storia. Bisogna andare a Superga per capire molte cose”.
Cosa deve fare il Torino per ritrovare la cosiddetta alba di un tempo?
“Del Torino attuale si nota molto un certo distacco. Per i granata ci vuole programmazione per fare il salto: arrivare al dunque per raggiungere traguardi ambiziosi. Il Toro e la sua gente meritano l’Europa”.
Come giudica il Venezia fresco di promozione in Serie A?
“Venezia grazie a Filippo Antonelli ha fatto un grande lavoro. Dopo la retrocessione ha riportato la squadra subito in Serie A, compreso anche il buon lavoro fatto da Stroppa per tornare subito in alto. Con una società solida dietro, si possono fare grandi cose”.
Parlando da direttore sportivo, come va interpretato lo scouting?
“Bisogna guardare i giocatori che ci sono in Italia. Secondo me fare uno scouting importante vuol dire ritornare alle origini: investire sui settori giovanili come hanno fatto Atalanta e Udinese. Bisogna credere sui vivai e avere il coraggio di lanciare i ragazzi in prima squadra, e aspettarli al di là degli errori che un giovane possa fare”.
Giusto dire che il calcio italiano debba ripartire dalle serie minori?
“Bisogna ricreare delle riforme dove le squadre dalla Serie C in giù vengono aiutate: servono introiti importanti visto che al giorno d’oggi la gente allo stadio è poca rispetto a qualche anno fa. Se vuoi raggiungere degli obiettivi serve sostenibilità. L’unico mago è stato Stefano Marchetti che con il Cittadella aveva scalato le categorie sfiorando anche la Serie A nonostante il poco budget a disposizione. Si possono fare dei progetti anche come Palermo e Monza, ma serve sostenibilità. Tra A e B puoi in parte sostenerti, ma dalla C in giù è un bagno di sangue. Serve cambiare”.











