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Nani: "Superlega era esibizione, non competizione. Impariamo dagli inglesi"

TMW RADIO - Nani: "Superlega era esibizione, non competizione. Impariamo dagli inglesi"TUTTOmercatoWEB.com
giovedì 22 aprile 2021 19:06Serie A
di Dimitri Conti

Il dirigente sportivo Gianluca Nani ha parlato a TMW Radio, intervenendo in diretta nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, a partire dal tema Superlega: "Surreale, non tanto per i motivi che hanno spinto le società a fare ciò, perché si può parlare di logiche da considerare anche per la ridistribuzione, ma non si fa una cosa così di nascosto, di notte, senza coinvolgere UEFA e FIFA. Normale che poi succeda questo, a prescindere dai principi che per me sono sbagliati: non si seguono i principi dello sport, sarebbe stata esibizione e non competizione. Tutti devono poter competere, è questo che spinge i tifosi ad innamorarsi di questo sport. Che poi ci siano esigenze di trovare nuove forme di finanziamento e distribuzione di esse, se ne può parlare, ma principi dello sport e della competizione vanno rispettati. L'utilizzatore finale è il tifoso, e fortunatamente tutti hanno avuto una reazione unanime, forte e decisa, che ha fatto rientrare una cosa basata su principi ingiusti".

La troppa forza dell'UEFA non è parte negativa del problema?
"Siamo alla punta dell'iceberg, che denuncia una situazione di non perfetto equilibrio. La ridistribuzione dei diritti televisivi ha generato insoddisfazione nei club, ma se si procacciano i fondi valorizzando solo determinate squadre in base a principi non meritocratici significa essere arrivati al punto in cui si crede che non ci sia l'assistenza dell'UEFA. Penso positivo e spero sia punto di partenza per riequilibrare certi aspetti e ripartire da basi che tengano presente il rispetto dei tifosi. Tutti competono alla pari, chi vince viene premiato".

Andrebbe ripensato il meccanismo?
"Ho esordito dicendo che il punto di partenza da cui sono state mosse queste dodici squadre va considerato. Che modalità, tempi e tutto sommato anche l'impostazione di questa Superlega erano sbagliati. Giusto però ascoltare le necessità delle società che creano gli indotti maggiori e generano più movimento di tifosi. Se ci sono esigenze si presentano, si ascoltano e si cerca di arrivare a una soluzione come forse sarà fatto ora. Una nuova Superlega si dovrebbe però basare sempre su principi meritocratici. Il calcio è uno di quei settori della nostra economia che soffre e soffrirà di situazioni difficili, comunque".

Lei che ha lavorato Oltremanica, che realtà ha vissuto?
"Ricordo che in Inghilterra stavano attenti ai conti, e se ti davano un budget non potevi sforarlo. Poi ci sono altre realtà, ma lì a prescindere dal player trading si lavora con accortezza su entrate e uscite. Abbiamo proprietà talmente forti che non è un problema investire, ma alla lunga succede che si creino situazioni debitorie. Ci vorrebbe una coscienza diversa e più decisa".

Il West Ham va bene senza bisogno di spese folli.
"Meraviglioso quanto stanno facendo. Da loro ex dirigente la cosa mi riempie di gioia, e certe favole può regalartele qualsiasi campionato in cui si riesca a partire alla pari, senza limitazioni. La storia è piena di certi esempi".

In Italia i soldi dei diritti tv andrebbero spesi diversamente?
"Purtroppo è vero, in Inghilterra c'è una cultura diversa rispetto a noi, dalla quale dobbiamo imparare. Invece di centri sportivi si mettono soldi sul rinnovo del calciatore... Là si crea continuamente capitale con le strutture, anche perché il calciatore non è un capitale poi così sicuro a differenza degli asset veri e propri, un valore per il club. Su quel punto di vista investiamo poco. Stadi e centri sportivi sono il motore delle società di calcio, dobbiamo e possiamo migliorare".

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