TMW - Rivoluzione Primavera 1, salta l'accordo per la riforma. Le piccole sono totalmente contrarie
Il calcio italiano non produce più talenti? E allora alziamo l'età della Primavera 1. Devono avere pensato questo i componenti della commissione presieduta da Andrea Butti - storico dirigente dell'Inter e Head of Competitions della Lega Serie A - per cercare di aggirare la questione seconde squadre. Creare un campionato di Primavera 1 con sei possibil fuoriquota in più (per chi è al ventunesimo anno di età, ora il limite è al ventesimo con due fuoriquota) e almeno cinque convocabili in Nazionale.
Perché questo?
Attualmente non c'è un meccanismo che permetta con certezza la creazione delle seconde squadre in Serie A. La Juventus ci è riuscita, ma è l'unica ad averlo fatto, spendendo comunque parecchio per averne i frutti solo ora, dopo cinque anni. Vero è che Fagioli, Miretti e compagnia possono ora essere considerati come dei nuovi acquisti senza pagarli, ma prima c'è stato un investimento. Tornando alla modalità di accesso, bisognerebbe versare circa 1,4 milioni di euro a fondo perduto, senza avere la certezza di potere iscriversi alla Lega Pro. Perché la stessa Lega Pro non vede di buon occhio la creazione di squadre senza una storia, andando a perdere la peculiarità e la provincia del calcio italiano. Un altro nodo gordiano è il fatto che i giocatori tesserati con la seconda squadra, in caso di retrocessione, sarebbero liberi di firmare con chiunque altro. Così, invece di fare una riforma - in Italia tutti ne parlano, poi nessuno la fa, dagli stadi in giù - si preferisce dare un colpo al cerchio e uno alla botte, alzando l'età e rischiando di allontanare di un altro anno i ragazzi dall'esordio nel calcio vero, dove ci sono professionisti che si portano a casa stipendi e che di anni ne hanno 30.
Questione composizione delle rose
L'idea, per avere più italiani nelle primavere, è quella di avere almeno cinque convocabili in Nazionale in campo. Un altro elemento fondante della rosa è avere cinque local (cioè calciatori che sono stati dai 12 anni in su nel settore giovanile della squadra in questione) più i sei fuoriquota al ventunesimo anno di età. Ventidue calciatori fra campo e panchina. Insomma, ci sarebbero moltissimi che rimangono fuori, in primis. E poi i club come il Lecce, primo in classifica in Primavera, avrebbe grossissimi problemi. Perché dai 14 anni in poi chiunque può prelevare un calciatore da un'altra squadra, con le big che spesso fanno un mercato per, potenzialmente, avere i migliori. Le piccole avrebbero grossi problemi a salvarsi, ma anche solo a mantenersi competitivi.
I club non hanno un accordo
Ieri c'è stata un'altra riunione fra i responsabili delle squadre di A in cui, ovviamente, non si è trovato un accordo. Perché poi la questione sarebbe riformare la Primavera 1 e non gli altri segmenti. Poi si manterrebbero le retrocessioni, quindi molte squadre - come già fanno - si metterebbero a fare mercato, ingolfando di giocatori ancora più vecchi la categoria (più pronti dei ragazzi di 16-17 anni, magari molto meno forti in potenza e in talento) e, di fatto, senza dare una svolta alla categoria. Insomma, missione fallita - le parti si rivedranno a maggio - ma il tema continua a essere spinoso. Così la sensazione è che alla fine qualcuno deciderà per tutti, imponendo dall'alto una riforma che rischia di avere un effetto controproducente.






