Un punto alla salvezza e poi la stretta di mano. Nella disfatta della Fiorentina la resa di Vanoli?
I pronostici erano tutti a favore della Roma, ma quello che la Fiorentina ha messo in scena all’Olimpico nel posticipo che ha chiuso la 35^ giornata più che un ko è stata una vera e propria disfatta. Malen e compagni hanno messo a ferro e fuoco l’organizzazione difensiva viola, incapace di rispondere all’efferatezza di un’avversaria più forte, più concentrata, più in palla, più viva.
Vanoli dichiara la resa
La Fiorentina vista nelle ultime settimane non sembra una squadra, sportivamente parlando, viva. Abbacchiata da una classifica dove si viaggia con la retromarcia e dove due punti nelle ultime tre partite finiscono con il diventare uno guadagnato sulla zona retrocessione, distante ormai 9 rassicuranti lunghezze. Ma nel campionato della Fiorentina c’è ben poco da salvare se non la salvezza e pure Paolo Vanoli sembra aver capito che quelle davanti a sé potrebbero essere le sue ultime settimane a Firenze. Rispetto alle dichiarazioni dopo la Lazio, non ci ha provato nemmeno a rilanciare la propria candidatura, limitandosi a sottolineare - a chi gli chiede del futuro - che il suo desiderio sarebbe quello di continuare il percorso, salvo aver prima precisato: “È giusto che la società rifletta a 360º”.
Stessi errori, stessa spocchia, una nota positiva
Del match cosa dire che non sia già stato ampiamente analizzato nel corso di questi lunghi mesi. La Fiorentina entra in campo con la solita spocchia e sbatte su un muro giallorosso che diventa insormontabile una volta subito il primo e classico gol da palla inattiva: il quattordicesimo in stagione. È bastata la rete di Mancini a far sciogliere come neve al sole i toscani, sui quali hanno banchettato con tracotanza i vari Malen, Pisilli, Koné, Wesley. L’unica nota positiva nella Caporetto capitolina, porta il nome di Riccardo Braschi. Il classe 2006 è stato gettato nella mischia ad inizio secondo tempo e si è presentato alla Serie A con un tiro velenoso dal limite che si è infranto sul palo. Si tratta di una minuscola consolazione, ma di questi tempi a Firenze ci si accontenta di quel che si può avere.











