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L'uomo inaspettatamente giusto al posto giusto: con Kompany "ogni titolo è il primo"

L'uomo inaspettatamente giusto al posto giusto: con Kompany "ogni titolo è il primo"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 10:36Calcio estero
Michele Pavese

All’inizio sembrava una scelta quasi controintuitiva. Un allenatore giovane, con un solo anno di esperienza in Premier League e una retrocessione con il Burnley, chiamato a raccogliere l’eredità pesante del Bayern Monaco. Attorno a Vincent Kompany c’era più scetticismo che entusiasmo; oggi, quasi due anni dopo, il quadro è completamente ribaltato.

Il Bayern è tornato semplicemente… il Bayern. Una macchina devastante in patria, senza veri rivali, di nuovo padrone della Bundesliga dopo la parentesi anomala di due stagioni fa, quando il titolo era finito nelle mani dell'imbattibile (tranne che per l'Atalanta) Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, capace di spezzare un’egemonia che sembrava eterna. Kompany non ha solo riportato ordine: ha restituito identità. Dopo un’annata confusa con Thomas Tuchel, i bavaresi avevano perso certezze, ritmo e anche fiducia. Il tecnico belga ha rimesso tutto al proprio posto, partendo da un principio tanto semplice quanto potente: "Ogni titolo è il primo".

Non è uno slogan, è un metodo. In un club abituato a vincere, il rischio più grande è la normalizzazione del successo. Kompany ha ribaltato la prospettiva: ogni trofeo va conquistato come se fosse il primo, con fame, intensità e urgenza. Il risultato è una squadra che gioca sempre ad alto ritmo, senza mai abbassare la soglia competitiva. “Da noi è sempre vollgas”, ha spiegato. Si va sempre al massimo, e i benefici sono evidenti soprattutto nel reparto offensivo: giocatori come Jamal Musiala, Serge Gnabry, Michael Olise e Luis Díaz sono centrali e incisivi, ma il simbolo più forte è Harry Kane. Con Kompany ha finalmente spezzato il tabù più pesante della sua carriera: vincere. I primi trofei, arrivati proprio a Monaco, cambiano la narrativa di un campione che sembrava destinato a restare incompiuto.

E poi c’è il dato più importante: la sensazione di controllo. Il Bayern ha ripreso a vincere, sì, ma soprattutto ha ricominciato a trasmettere superiorità anche in Europa. Non solo nei risultati, ma nel modo in cui li costruisce. È tornata quella "normalità" che spesso coincide con il dominio. Per questo il lavoro di Kompany va oltre i trofei. Ha ricostruito una mentalità, ha riacceso una macchina che si era inceppata. E lo ha fatto partendo da una frase, cinque parole diventate legge di spogliatoio: "Ogni titolo è il primo". A Monaco non è più solo uno slogan: è di nuovo una certezza. Ora tocca alla Champions League.

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