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Lesioni cerebrali e malattie neurodegenerative: la ricerca punta sulla tecnologia dei palloni

Lesioni cerebrali e malattie neurodegenerative: la ricerca punta sulla tecnologia dei palloniTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 17:51Calcio estero
Michele Pavese

Il tema delle malattie neurodegenerative nel calcio continua a suscitare crescente preoccupazione, ma una nuova ricerca apre prospettive inedite. Secondo uno studio condotto dall’Università di Loughborough, con il supporto della FA e riportato dalla BBC, l’impatto dei colpi di testa sul cervello potrebbe essere ridotto intervenendo direttamente sulla progettazione dei palloni.

Gli scienziati hanno analizzato le onde di pressione generate da diversi tipi di palloni utilizzati nell’arco degli ultimi cento anni, scoprendo risultati sorprendenti: in alcuni casi, le sollecitazioni prodotte risultano "paragonabili a quelle osservate in contesti militari, come spari o esplosioni". A seconda del modello, l’impatto sulla testa può variare enormemente, arrivando a essere fino a 55 volte più intenso.

Un dato rilevante è che non esiste un modello di palloni più sicuro di un altro. I modelli moderni, infatti, non garantiscono necessariamente una maggiore protezione rispetto a quelli in cuoio utilizzati in passato. A incidere sono piuttosto fattori come la struttura del pallone, la velocità e persino le condizioni (ad esempio se è bagnato o asciutto). Il dottor Ieuan Phillips, responsabile dello studio, ha spiegato: "Questi risultati aprono la strada a nuove soluzioni nella progettazione dei palloni e nei protocolli di test, con l’obiettivo di ridurre il trasferimento di energia verso il cervello". Sulla stessa linea Charlotte Cowie, responsabile medico della FA: "Si tratta di dati innovativi che contribuiscono a comprendere meglio un tema estremamente complesso".

I risultati sono stati condivisi anche con FIFA e UEFA, nell’ottica di una collaborazione globale. Negli ultimi anni, soprattutto in Inghilterra, il tema è diventato centrale, anche alla luce dei numerosi casi di demenza registrati tra i campioni del mondo del 1966. Un problema che spinge sempre più il calcio a interrogarsi sul proprio futuro e sulla tutela della salute dei giocatori.

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