Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche

Ciò che fa bene alla Nazionale di Mancini non sempre fa bene anche alla nostra Serie A. Prima l'accordo col Principe, poi la scelta della squadra: in Arabia Saudita un club vale l'altro

Ciò che fa bene alla Nazionale di Mancini non sempre fa bene anche alla nostra Serie A. Prima l'accordo col Principe, poi la scelta della squadra: in Arabia Saudita un club vale l'altro TUTTOmercatoWEB
© foto di TUTTOmercatoWEB.com
Raimondo De Magistris
autore
Raimondo De Magistris
martedì 27 giugno 2023, 12:29Editoriale
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale

Sandro Tonali al Newcastle e Marcelo Brozovic all'Al Nassr sono gli affari da cui ripartirà il calciomercato italiano. "Tutti sperano in grandi offerte dalla Premier o dall'Arabia", scrissi nell'editoriale della scorsa settimana e ora quelle offerte sono arrivate. Che sia l'Arabia il paese di destinazione o l'Arabia intesa come proprietà del club poco importa. A noi basta incassare cifre che nessun altro può mettere sul piatto e al primo che muove una critica la risposta è sempre la stessa. "Ma come si fa a rifiutare un'offerta così?" Giustissimo. Ma poi dobbiamo andare oltre e chiederci com'è possibile che il nostro movimento sia ormai equiparabile a quello olandese o a quello portoghese. Al massimo a quello francese, ma senza un PSG.

Qualche giorno fa il commissario tecnico Roberto Mancini ha detto: "Se un giocatore bravo e giovane come Sandro Tonali lascia l'Italia vuol dire che qualche problema c'è. A livello tecnico però giocare la Premier League a Tonali servirà, è un bene per lui". Nelle stesse ore ha scelto la Premier League anche Guglielmo Vicario, era stato venduto in Inghilterra anche Davide Frattesi e solo un suo categorico no ha costretto il Sassuolo a una marcia indietro. Abbiamo Donnarumma al PSG, c'è Gnonto al Leeds e Scamacca al West Ham. Difficilmente resterà in Italia Matteo Scalvini, è volato addirittura in Turchia Nicolò Zaniolo. Cesare Casadei, il miglior giocatore dell'ultimo Mondiale Under 20, è di proprietà del Chelsea. Se osserviamo oggi la rosa della Nazionale ci rendiamo conto che i giocatori con più di 27-28 anni giocano in Serie A, mentre i nostri migliori giovani sono quasi tutti all'estero.
Giacomo Raspadori è una eccezionale ma solo perché il Napoli lo scorso anno ebbe la forza di spendere 35 milioni di euro, il prossimo a partire potrebbe essere Federico Chiesa: anche lui spera oggi nella Premier League per proseguire un percorso di crescita che dopo l'Europeo s'è arenato.
Guardando quindi dalla prospettiva di Roberto Mancini ci sono eccome risvolti positivi: se i nostri migliori giovani volano in Premier per la Nazionale è solo una buona notizia. Poi però c'è il nostro calcio, quello che non riesce più a trattenere i suoi migliori giocatori appena si mettono in vetrina. Se restano è solo perché lo vogliono loro e non per un movimento sempre più marginale in un sistema Mondiale in cui l'unica regola che vige è quella del più facoltoso. E' un calcio sempre più al servizio dei più ricchi e lontano dal sentimento popolare. E' un calcio che senza accorgersene si sta svuotando, che crea disinteresse perché racconta storie di finanza più che di uomini. Di sceicchi più che di imprenditori. Di fondi più che di presidenti.

La scorsa settimana Gary Neville, ex capitano del Manchester United e oggi una delle voci più influenti in Inghilterra, ha parlato alla BBC del nuovo fenomeno di questo calciomercato estivo: "Bisogna mettere un freno a questi acquisti finché non c’è certezza sull’integrità di questa competizione, serve un embargo istantaneo. Dobbiamo assicurare che il nostro gioco non venga danneggiato. Basta trasferimenti di giocatori della Premier League in Arabia Saudita".
Benvenuto nel nostro mondo, Gary. Per una volta la Premier si trova a fare i conti con ciò che tutti gli altri hanno vissuto in questi anni di egemonia inglese. Però la storia saudita non è solo quella di un nuovo player più facoltoso dei precedenti che sposta un po' più in alto l'asticella. E' la storia di un paese che ha deciso di usare il calcio per darsi una bella ripulita agli occhi del mondo e lo fa usando solo e soltanto il potere dei soldi. Non c'è storia, non c'è tradizione, non c'è competizione.
Qualche giorno fa è emersa questa notizia: Gennaro Gattuso è in trattativa avanzata con l'Arabia Saudita. Non con un club, ma tramite Jorge Mendes tratta direttamente con il Primo Ministro dell'Arabia Saudita, il Principe Mohammad bin Salman, che poi lo dirotterà in uno dei club più ambiziosi del campionato dopo aver raggiunto l'accordo economico. E' emerso per Gattuso, ma in realtà è pratica comune. Calciatori e allenatori spesso iniziano a trattare con persone di fiducia della Famiglia Reale e poi, solo dopo, vengono a conoscenza del club di destinazione. E' così perché banalmente non c'è differenza, perché se contano solo i soldi un club vale l'altro. Tristezza. La speranza è che possa trattarsi di una bolla come fu quella cinese, il timore è quello di uno scenario molto più solido.

Altre notizie Editoriale
Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile