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Tonali, Brozovic, Lukaku, Milinkovic-Savic, Onana: si aspetta un'estate molto divertente ed è tutto merito degli arabi. Che cercheranno di creare un'altra Premier (ma non hanno avversari abbastanza competitivi)

Tonali, Brozovic, Lukaku, Milinkovic-Savic, Onana: si aspetta un'estate molto divertente ed è tutto merito degli arabi. Che cercheranno di creare un'altra Premier (ma non hanno avversari abbastanza competitivi) TUTTOmercatoWEB
© foto di Lorenzo Di Benedetto
Andrea Losapio
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Andrea Losapio
venerdì 23 giugno 2023, 16:10Editoriale

Ci ha impiegato un po', ma ecco che il mercato sembra davvero entrato nel vivo. L'operazione Tonali è la prima grande situazione che il nostro calcio si sta godendo, peccato sia in uscita. Ma lo abbiamo capito, oramai, il calcio sta compiendo una rivoluzione su se stesso, soprattutto in Serie A. Prima i capitali e poi riacquistare. Prima vendere (e a tutti piace farlo a una certa cifra) e poi rendersi competitivi. Probabilmente non vedremo più situazioni come i Pontello con Roberto Baggio, ma anche solo la querelle fra i tifosi e Zhang per Milan Skriniar: nell'estate scorsa c'erano striscioni e un gruppetto si era addirittura presentato negli uffici, accettati e fatti salire nei quartieri dirigenziali per avere un confronto. Risultato? Skriniar non è stato protagonista nella straordinaria cavalcata dell'Inter ed è andato via a costo zero.

Insomma, la sensazione è che oramai non siamo più in grado di rifiutare certe offerte. E non lo faranno più. L'addio di Tonali apre a un mercato diverso da parte del Milan, che non dovrà arrivare così avanti in Champions per mettere a posto il bilancio, ma che avrà un budget per acquistare grandi calciatori. Probabilmente Milinkovic-Savic, forse Frattesi, magari Lukaku, scippandolo proprio a un'Inter che sta cercando la prima operazione in uscita, fra Onana e Brozovic. Gli incastri ci saranno, probabilmente anche per la Juventus con Vlahovic (e Chiesa?), Zaniolo vuole tornare in Italia, chissà se arriveranno le offerte da 150 milioni per Osimhen che potrebbero far traballare anche Aurelio De Laurentiis, che ostenta sicurezza (o è sicumera?) a ventiquattro mesi dalla scadenza contrattuale.

La realtà è che questo domino inizierà grazie a PIF, il fondo che detiene il Newcastle, ma anche al Chelsea. A parte avere comprato giocatori per cifre decisamente fuori mercato (da Mudryk a Fofana) ci sono tanti esuberi che saluteranno i Blues. Chi ha mercato, come Kovacic, va al Manchester City per circa una quarantina di milioni di euro, trenta in sterline. Chi non ce l'ha finisce in Arabia, quasi tutti: Ziyech, per dirne uno, Kalidou Koulibaly, Edouard Mendy, N'golo Kanté, ci hanno provato pure con Lukaku. Qualche mese fa il Mail parlava della nuova proprietà del Chelsea, con Boehly a capo, ma anche con un fondo di investimento (Clearlake) che ha reso possibile il takeover. E in questo fondo ci sarebbe pure degli investimenti dall'Arabia Saudita: è un fondo diversificato che permette di avere a ogni operatore solamente il 5% totale. Nel momento del passaggio di proprietà a Boehly erano state prodotte evidenze che provassero come non ci fossero capitali russi all'interno. Qui alcune fonti Chelsea hanno smentito, ma non c'è una lista con all'interno gli investitori, né c'è stato un comunicato ufficiale.

Così, in via del tutto ipotetica, Al-Ittihad, Al-Ahli, Al-Nassr e Al-Hilal potrebbero togliere gli esuberi del Chelsea (ma anche del Newcastle) e nel contempo puntare sui migliori delle altre, come Bernardo Silva. Fantacalcio? Difficile saperlo, perché qui si entra in situazioni che sono da cortina di ferro, per utilizzare un modo di dire molto in voga dalla metà del secolo scorso in poi. Dobbiamo arrenderci, l'Italia non è più al centro del mondo calcistico. Può tornarci, ma serviranno anni (e tante cessioni di campioni) per cercare di avere un appeal simile a quello della Premier League. Poi servirebbero stadi, tifosi e soprattutto credibilità, un po' di equilibrio. Cioè ingrendienti che i nostri dirigenti, negli ultimi vent'anni, hanno dilapidato stagione dopo stagione solo per questioni politiche, per il proprio tornaconto. Ma questo è un altro discorso.

Alla fine in Arabia cercheranno di ricreare un'oasi sportiva come la Premier. Ma non bastano i calciatori. Non c'è blasone, né pubblico. E soprattutto non ci sono avversari di alto livello. Perché per creare una Champions asiatica servirebbe che i giapponesi fossero competitivi come spagnoli, tedeschi, italiani, francesi e portoghesi. Lì ci sarà solo l'Arabia. Una cattedrale nel deserto. In tutti i sensi.

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