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Da Maestro a capro espiatorio. Ma i guai della Juve nascono da lontano, nel silenzio di Agnelli

Da Maestro a capro espiatorio. Ma i guai della Juve nascono da lontano, nel silenzio di AgnelliTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Nicolò Campo/Image Sport
lunedì 10 maggio 2021 18:15Il corsivo
di Ivan Cardia

Stai a vedere che dita nel naso, tuta in sala stampa e mozziconi di sigaretta a bordo campo erano l’ultimo problema della Juventus. Del resto, anche in precedenza c’era qualche dubbio che il guaio potesse essere invece il gioco di un allenatore capace di arrivare due volte in finale di Champions League. Ci sono due allenatori, anzi tre, ai quali le recenti difficoltà della Vecchia Signora un qualche sorriso l’avranno strappato. Con intensità variabile: per esempio, è facile immaginare che quello di Sarri sia un pochino più largo e quello di Conte, complice lo scudetto in tasca, a trentadue denti. Sorride molto meno Andrea Pirlo, che sulla panchina bianconera sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Fregato da se stesso e da quella tentazione irresistibile di un’estate fa, ma anche dalla velocità con cui cambia il vento delle opinioni. Tanto prematura è stata l’esaltazione per l’arrivo del Maestro, quanto fallace è l’identificazione del capro espiatorio. Il bresciano ha responsabilità evidenti e le ha anche sapute ammettere, cosa rara sebbene mai quanto le dimissioni che infatti non sono arrivate. Ne ha pur sempre meno di chi ha puntato le proprie fiches.

Il grande silenzio di Agnelli. La firma presidenziale, dietro la scelta in panchina, è sempre stata piuttosto evidente. La voce di Andrea Agnelli manca adesso, che ci sarebbe da difendere la scelta fatta o altrimenti spiegare perché non s’andrà avanti, pur se piuttosto evidente a questo punto. Il numero uno è sceso in campo, negli anni, per supportare sia Allegri che Sarri, poi in diversa maniera silurati. Non ha parlato dopo il Porto e non l’ha fatto dopo il Milan, passaggi critici di un ciclo (un maxi-ciclo, sia pure) che si sta chiudendo nel peggiore dei modi. Negli ultimi tempi ha esternato i suoi pensieri, peraltro fuori tempo massimo, solo sulla Superlega. L’altra grande scommessa che porta, a oggi, più dolori che altro. Come interpretarlo, questo silenzio? Lo sa solo Agnelli. Da fuori, sembra quello di chi sa benissimo che il castello è crollato perché qualcuno a un certo punto ha inserito una carta nel posto sbagliato. La deludente Juve di Pirlo parte da lontano, le responsabilità dell’ex regista partono dall’alto. Dalla scelta di Sarri (travagliata), ma si deve risalire ancora prima, all’arrivo di Ronaldo e all’addio di Marotta. Come finirà? Tira aria di rivoluzione, ma la sfera di cristallo è per gli indovini. Si usa spesso a paragone la Juve di Delneri, che tra l’altro fece decisamente di peggio. La verità è che erano altri tempi, ben inferiori le aspettative. Il tonfo di oggi fa più rumore. Come il silenzio di Agnelli.

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