La Croazia attacca la FIFA: "Abuso di tecnologia in occasione del gol annullato a Gvardiol"
Le polemiche arbitrali continuano a scuotere il Mondiale 2026. Dopo il caso Balogun, un nuovo fronte si apre tra FIFA e Federazione croata, che ha deciso di protestare ufficialmente dopo l'eliminazione contro il Portogallo ai sedicesimi di finale.
Al centro della contestazione c'è il gol del 2-2 di Josko Gvardiol, annullato grazie alla tecnologia del pallone connesso. Secondo la FIFA, il sensore avrebbe rilevato un impercettibile contatto con i capelli di Igor Matanovic, considerato attivo nell'azione e dunque in posizione di fuorigioco. Una spiegazione che non ha convinto la Federcalcio croata.
Con una lettera inviata al presidente Gianni Infantino, la HNS ha espresso "profonda delusione" non tanto per le singole decisioni arbitrali, quanto per il processo che le ha generate. Il portavoce Tomislav Pacak ha criticato sia il rigore assegnato al Portogallo, sostenendo che il VAR non avrebbe dovuto richiamare l'arbitro Espen Eskas alla revisione, sia soprattutto l'annullamento della rete di Gvardiol. "Riteniamo che il protocollo VAR sia stato applicato in modo completamente errato e che, sul gol di Gvardiol, le regole e lo spirito del calcio siano stati traditi. Pašalić è stato segnalato in fuorigioco per un intervento inesistente di Matanović, basandosi esclusivamente sul sensore del pallone", ha dichiarato Pacak.
La federazione croata non intende fermarsi a una semplice protesta e ha chiesto una risposta ufficiale alla FIFA, denunciando quello che definisce "un abuso della tecnologia". Secondo la HNS, l'utilizzo del pallone connesso in questa circostanza rischia di creare un precedente pericoloso, minando la credibilità del sistema arbitrale. La Croazia diventa così l'ultima nazionale a contestare apertamente l'operato della FIFA in un Mondiale sempre più segnato dalle polemiche fuori dal campo.






