La Bolivia sogna il Mondiale dopo 32 anni: dovrà battere il Suriname senza il fattore altitudine
La Bolivia è a soli 180 minuti dal realizzare un sogno che manca da generazioni: tornare a disputare un Mondiale. L’attesa nel Paese è altissima in vista della sfida contro il Suriname, primo ostacolo nel percorso dei playoff intercontinentali. La nazionale guidata da Oscar Villegas sembra avere tutte le carte in regola per competere, ma dovrà fare i conti con un’assenza pesante: il fattore altitudine.
Dall’edizione del 1994 negli Stati Uniti, la Bolivia non riesce più a qualificarsi alla fase finale della Coppa del Mondo. Quella squadra, trascinata da Marco Etcheverry e allenata da Xabier Azkargorta, è rimasta nel cuore tutto il Paese. Oggi, senza il carisma del "Diablo", ma con nuovi protagonisti come Miguelito Terceros, la Verde prova a scrivere una nuova pagina. Il grande paradosso è che proprio nei playoff la Bolivia non potrà sfruttare il suo principale vantaggio competitivo. Le partite decisive si giocheranno infatti a Guadalupe, in Messico, a circa 834 metri sul livello del mare, ben lontano dalle altitudini estreme di La Paz o El Alto, dove gli stadi superano rispettivamente i 3.500 e i 4.000 metri. Condizioni che negli anni hanno spesso messo in difficoltà gli avversari.
L’altitudine non è solo un fattore sportivo, ma anche simbolico: gran parte della popolazione boliviana vive in quelle zone. Dopo anni di dibattiti, la FIFA ha modificato più volte le regole, arrivando oggi a consentire gare senza restrizioni. Senza il suo storico alleato naturale, la Bolivia dovrà ora dimostrare di poter competere ad armi pari. Il sogno mondiale passa da qui.











