Carlos Bianchi, il tecnico che voleva cedere Francesco Totti fra Samp e Cagliari
Il problema nel giudicare Carlos Bianchi, dio in Argentina e mezzo scemo - De Rossi dixit - a Roma è sempre quello. Alla radice ci fu la sua intenzione di cedere Francesco Tott,i nel 1996, cosa che lo portò allo scontro aperto con il presidente della Roma Franco Sensi: tra i due scelse di tenere chi sarebbe diventato il simbolo eterno della Roma.
Eppure i numeri di Bianchi parlano da soli: sette campionati argentini, quattro Libertadores e tre Intercontinentali. Nessuno ha vinto quanto lui in Sudamerica. E come spesso accade a chi vince molto, anche lui ha dovuto sorbirsi l'accusa di essere semplicemente fortunato. Da calciatore aveva vestito la maglia del Vélez Sársfield segnando 206 gol, per poi trasferirsi in Francia al Paris Saint-Germain, allo Strasburgo e al Reims, dove conquistò per cinque volte il titolo di capocannoniere della Ligue 1. La grande ferita rimase la mancata convocazione da parte di César Menotti per il Mondiale casalingo del 1978, quello vinto dall'Argentina di Kempes — senza Bianchi, e senza un certo Diego Maradona, allora diciottenne di belle speranze.
Poi la carriera da allenatore, con il Vélez dominante su tutto e tutti, Milan compreso. A Tokyo fu Trotta a risultare decisivo dal dischetto (lo stesso Trotta che sarebbe poi approdato alla Roma, lasciando il segno in tutt'altro senso). Dopo quei trionfi arrivò la chiamata della Roma, fresca della separazione da Carlo Mazzone. L'addio di Giannini fu la prima crepa con l'ambiente. L'eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Cesena, squadra di Serie B, fece rumore; eppure a settembre la Roma era prima in classifica. Poi la caduta: l'uscita contro il Karlsruhe in Europa, Totti a un passo dall'addio tra Sampdoria e Cagliari, il sogno mai realizzato di Litmanen in attacco. Oggi Carlos Bianchi compie 77 anni.











