Luigi Maifredi, il sogno dello Champagne in Italia. Dopo la Juventus il declino
Chiamarlo "calcio champagne" era quasi ovvio: Maifredi rappresentava la Veuve Clicquot, e il suo gioco era esattamente quello . Effervescente, festoso. Un uomo che ha vissuto due vite separate da una linea netta. La prima da calciatore, interrotta anzitempo dagli infortuni. La seconda da allenatore, esaltante fino a un certo punto e poi precipitata in un declino inarrestabile, segnato da una sequenza di esoneri che non gli ha più lasciato respiro.
Eppure i presupposti erano stati straordinari. Maifredi aveva fatto la gavetta vera con Real Brescia, Crotone come vice di Oronzo Pugliese, poi Lumezzane e Ospitaletto. Il calcio di provincia che insegna più di mille tatticismi. Quando Luigi Corioni lo portò al Bologna, ne seguì una piccola favola: promozione in Serie A nel 1988, un gioco bello e vincente, e due anni dopo persino una qualificazione in Coppa UEFA che nessuno si aspettava. La città lo adorava, e lui ricambiava: era amico di Dalla, Morandi, Guccini, Carboni.
Poi arrivò la Juventus. Era il 1990, e fu Luca Cordero di Montezemolo ad affidargli la panchina bianconera al posto di Dino Zoff. L'esordio fu un disastro, 5-1 contro il Napoli, ma il girone d'andata tenne, con qualche bella vittoria, incluso un clamoroso 5-0 al Parma. Il momento della rottura arrivò con un rigore in Sampdoria-Juventus, giudicato da tutti inesistente. Maifredi si chiuse in se stesso e cominciò lentamente ad allentare la presa. In un derby arrivò persino a lasciare ai calciatori la parola su come scendere in campo: finì 2-1, per gli altri però. A fine stagione, la Juventus mancò la qualificazione alle coppe europee per la prima volta in 28 anni consecutivi. Oggi Luigi Maifredi compie 79 anni.











