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Il primo anno all'Inter di Chivu: "Dormo poco e mia moglie non mi riconosce più, ma sono felice"

Il primo anno all'Inter di Chivu: "Dormo poco e mia moglie non mi riconosce più, ma sono felice"TUTTOmercatoWEB
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Giacomo Iacobellis
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Giacomo Iacobellis
Oggi alle 14:23Serie A

Lunga intervista al Corriere dello Sport per mister Cristian Chivu. L'allenatore dell'Inter ha ripercorso la sua prima stagione alla guida dei nerazzurri, ma anche gli inizi a Parma e i possibili sviluppi attesi dal mercato. Queste le sue principali dichiarazioni:

Hai vinto qualcosa quest'anno?
"No, per me poco, si poteva fare meglio. Sto scherzando (ride, ndr)".

Eri a Parma e giocavi per non retrocedere.
"Io alleno per vincere, non è andata male. Anzi".

Prima della chiamata dell'Inter cosa avevi chiesto al Parma?
"Avevo già pianificato tutto, si sapeva chi sarebbe andato via e i profili su cui puntare. Poi è successo quello che è successo. Ma non mi sono montato la testa, io ero abituato a cambiare la rosa nel settore giovanile, a valorizzare i giocatori".

Adesso devi vincere.
"Lo so, è cambiata la musica".

Rinnovo con l'Inter.
"Perché dovete parlare di contratti? Io sono felice, allenare l'Inter è gratificante. I capelli bianchi sono arrivati, è un anno e quattro mesi che dormo poco. Mia moglie non mi riconosce più, i miei figli li vedo solo a cena".

In autunno c'è stato un momento complicato.
"Per me no, le aspettative sono diverse ma la crescita l'ho sempre vista nel quotidiano. Se perdi una partita, qualche fantasma viene fuori e devi essere bravo a gestire certe situazioni. Fino a novembre ne avevamo perse tante per essere l'Inter, è vero, ma qualcosa si intravedeva".

So che non dormiva Ausilio in quel momento lì.
"Non lo so, lui si presentava ogni mattina tranquillo ad Appiano. Il sostegno non è mai mancato, né a me né alla squadra. È stata una cosa determinante. Si parlava del fatto che non vincevamo mai gli scontri diretti, siamo stati bravi a non perdere punti con le altre".

Non era facile dopo la stagione precedente.
"Volevo un'evoluzione del gioco, a tratti l'abbiamo fatto bene. Poi non è facile avere continuità. Non volevo rivoluzioni, ma aggiungere cose. Non è stato semplice convincere il gruppo, volevo più pragmatismo. All'inizio sbagliavamo tanto sotto porta, non riuscivamo a buttarla dentro. Io odio speculare, le richieste all'intervallo erano quelle di essere dominanti. Basta un mezzo errore e prendi gol, poi magari non la recuperi. A Verona riuscimmo con un autogol al 93'".

I momenti dopo la scelta dell'Inter di affidargli la panchina.
"Cosa ho provato? È un bel misto di tutto. Devo essere onesto, non faccio il figo: all'inizio mi chiedevo se fossi in grado di farlo, di portare a buon fine la fiducia che mi è stata data in questa società. O se fossi stato in grado di gestire una determinata tipologia di calciatori...".

Hai cambiato anche a livello comunicativo.
"Volevo, ma ho dovuto adattarmi alla realtà. Ho una dignità, il calcio raccontato è diverso da quello giocato. Quando ero giocatore non mi piacevano alcune dichiarazioni di alcuni tecnici. Io ho voluto fare a modo mio, poi mi hanno dato del 'finto prete'".

Bastoni ha cambiato Chivu?
"La cosa più difficile è che avevo fatto quella dichiarazione il giorno prima. Mi sono pentito di averlo detto. Avevo due scelte dopo Inter-Juve: difendere le mie parole o il mio giocatore. Ho scelto la seconda perché si era creata una situazione che andava oltre il calcio".

Quanto ha sofferto questa cosa Bastoni?
"Tanto, però è stato bravo a non farlo vedere ai compagni, che gli sono stati sempre vicini".

Gli infortuni di Lautaro.
"Ci è mancato tanto, sono stati bravi i ragazzini (Pio e Bonny, ndr)".

Quanti giocatori servono per vincere la Champions?
"Tu parli di cambi, io di soldi. Nessuno ti dà garanzie che i soldi ti portano la vittoria. Però aiutano a tenere alto il livello di competitività".

Domani mattina, Marotta arriva e ti dice che ci sono 200 milioni di euro da spendere: quale giocatore vorresti?
"Noi ne abbiamo di bravi, poi è ovvio che c'è bisogno di inserirne di forti".

Quando hai capito di aver vinto lo scudetto?
"Dopo Como, il 4-3 in campionato. Sapevo che toglieva tanto alle inseguitrici che si aspettavano perdessimo dei punti".

La differenza tra gestore e allenatore.
"Un allenatore è un gestore, a prescindere dal livello".

Come cambia la preparazione durante i mesi?
"Bisogna essere coerenti con il gruppo, da settembre fino a gennaio non puoi allenare niente".

C'è qualche giocatore che ti ha suggerito qualcosa a livello tattico?
"No, è successo il contrario. Volevo cambiare cose che non mi piacevano".

L'allenatore che ti ha trasmesso di più?
"Sono tanti. Un allenatore funziona in un gruppo, ma magari non funziona in un altro".

Quanto incide un allenatore?
"Tanto, parlando del piano gara e della lettura della stessa".

Quanto parli prima, durante e dopo la partita?
"La riunione tecnica dura a volte 5 minuti, altri 10 o 15".

I derby persi.
"Ho rosicato zero. Per me è una partita di calcio persa, la cosa più importante è come reagisco alla sconfitta".

Quante multe hai dato?
"Ci sono delle regole, poi ci sono gli standard. All'Inter i giocatori sanno che non sono le regole che fanno diventare forte un gruppo ma i valori della società".

Tu volevi Koné e Lookman che sono arrivati...
"Nelle altre squadre però (ride, ndr)".

Quest'estate però le cose sono cambiate? Chiedi qualcosa di più alla proprietà?
"Io chiedo a Pio e Bonny di fare più di dieci gol".

Marotta e Ausilio non ascoltano?
"No, ascoltano. Ma in questo momento non posso parlare dei 'se', io parlo di quello che ho".

Quanto sei felice ora?
"Sono felice che ci sono le vacanze, posso riposare e passare tempo con mia moglie".

L'infortunio alla testa.
"Sono migliorato, credo. Sono più premuroso coi figli".

L'anno prossimo avrai ancora più capelli bianchi? Ti sei rovinato subito vincendo due titoli?
"Fa parte del gioco. Cercherò di fare di tutto per vincere, cosa che non è sempre possibile fare. Ciò che conta è avere l'ambizione di provarci".

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