Dall’Inter allo Skelleftea, la storia di Brugnoni: “Ecco la differenza tra Svezia e Italia"
In Svezia c'è un portiere italiano che si sta mettendo in mostra nella Terza Divisione locale con la maglia dello Skelleftea FF. Si tratta di Riccardo Brugnoni, estremo difensore italiano che ha scelto di trasferirsi nel Nord Europa dopo le esperienze nelle giovanili di Perugia, Siena, Inter e Ternana e dopo alcune apparizioni in Serie C tra Vibonese, Gozzano e Triestina. Lo abbiamo intervistato in esclusiva su TuttoMercatoweb.com. Queste le sue parole: "È finita la prima parte di stagione, ad agosto rinizieremo a giocare. Quest’anno sta andando molto bene perché ho parato due rigori contro chi era secondo e contro chi era primo… Adesso lo siamo diventati noi.
L'esperienza all'estero dopo le giovanili in Italia
"Il calcio all’estero non è solo una scelta sportiva, ma anche di vita. Ho avuto offerte anche da categorie superiori, ma qui ho una società che è solida e soprattutto mi fanno stare bene come persona. Quando è così, un po’ te ne freghi di tutto il resto". Riguardo la sua esperienza personale, Brugnoni ha aggiunto: "Sono arrivato qua nel 2020, il livello non è così basso, hanno tutti almeno 2-3 giocatori stranieri. Secondo me ce la giochiamo con qualche Serie C italiana, poi ovvio, lì trovi anche calciatori che hanno fatto la Serie A… È anche vero però che ogni anno ci sono club che continuano a morire, mentre in Svezia non troverai mai una società che fallisce. La differenza più grande è la qualità di vita dentro e fuori dal campo. Qua non ti manca niente, ti danno una casa, una macchina, ti fanno la dieta, ti seguono… Sono tutte cose piccole, ma ti fanno sentire importante. Poi è ovvio che devi rendere, altrimenti non ti tengono così tanto tempo. Io per loro sono diventato un punto di riferimento, ma è anche vero che loro lo sono per me. Non cerco altro perché sto davvero bene, mi sono stabilizzato, non mi manca niente".
Il passato all'Inter
"Il fatto di sentirsi apprezzato ti aiuta molto, vuoi fare del bene per chi ti tratta così", continua il portiere, che a proposito della sua esperienza all'Inter ha ammesso: "Io ho fatto le giovanili dell’Inter e credo che quello che mi hanno dato loro, oltre che dal punto di vista sportivo, sotto l’aspetto umano è stato tanta roba. Sono finito in Svezia e se sono quello che sono devo ringraziare l’Inter. Se comparo le giovanili del Malmoo per esempio con quelle di Inter e Milan, le pressioni sono inferiori. Qua è più improntato alla crescita del ragazzo, puoi avere al massimo 2 calciatori che vengono da altri paesi ed è una cosa che in Italia farebbe comodo. Io sono cresciuto con l’abitudine di provare a vincere e questa cosa te la porti dietro sempre: se pareggio o perdo mi brucia per 2-3 giorni almeno. Sono cose che si notano. In Italia si viene criticati per questo, ma la cultura del successo per me è una cosa molto importante".






