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Fiorentina, Paratici: "Commisso mi ha chiesto una squadra competitiva e duratura"

Fiorentina, Paratici: "Commisso mi ha chiesto una squadra competitiva e duratura" TUTTOmercatoWEB
Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 12:15Serie A

Il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici interviene dal ‘Wind3 Media Center’ del Rocco B. Commisso Viola Park per la conferenza stampa di fine stagione. Segui la diretta testuale con noi a partire dalle 11:00.

Inizia la conferenza stampa

Quali sono state le linee guida emerse negli USA?
“Intanto mi unisco al ringraziamento a Vanoli, perché siamo stati uniti e questo ha portato grandi benefici. Venendo alla domanda: è stato un bell'impatto. La proprietà, che è forte e solida, ci ha ribadito la volontà di costruire una Fiorentina competitiva e duratura. Servirà tempo perché le cose non succedono in tre mesi".

Qual è il budget?
"In tutte le società ci sono, ma non sono dati solo dal mercato, ma da una totalità del club: dalle entrate, dalle uscite, dallo stadio, dai miglioramenti. I budget ci sono ma non sono solo legati al mercato".

Futuro di Kean?
"Siamo in un periodo di mercato e quindi ci sono delle interlocuzioni con gli agenti. Non sono qui a raccontarvi tutta la verità su quello che ci diciamo in questi incontri. Kean è un patrimonio dell'Italia e della Fiorentina a cui sono molto affezionato, speriamo e vogliamo che sia il nostro numero 9. Poi come tutti i club di calcio, tranne 4-5 squadre in Europa, non siamo totalmente padroni del nostro destino, è una considerazione su cui dobbiamo essere realisti e raccontare la verità ai nostri tifosi"

Che tipo di Fiorentina avete in testa nell'anno del centenario
"Se non avessimo una visione sarebbe preoccupante e speriamo di distinguerci come alcuni esempi che in Italia già ci sono. Vogliamo competere negli anni facendo le cose per bene. La posizione in classifica? La mia mentalità è molto competitiva, non accetto da me stesso di arrivare 4 anni di fila ottavo o settimo e quindi non lo accetto dal mio club. Posso accettare un anno di arrivare quattordicesimo per mettere le basi per arrivare poi quarto o quinto".

Quando è nata la scelta di salutare Vanoli e andare su Grosso?
"Noi fino all'ultimo siamo stati concentrati su Vanoli e sulla salvezza. Lui ha fatto un grandissimo lavoro e noi lo abbiamo supportato per farlo rendere al massimo. Poi si è chiamati a prendere delle decisioni, che non sono basate su quello che una persona ha fatto, ma se sei un capo devi decidere su quello che si potrà fare. A fine campionato ci siamo presi del tempo per non prendere decisioni basate sulle emozioni, ragionando in modo più razionale. Grosso? Era l'unico candidato che avevamo in mente: ci piaceva il profilo".

Lei farà un mercato sulla Fiorentina che punta all'Europa o che punta a non retrocedere?
"Se non sono stato abbastanza chiaro lo ripeto: io per carattere amo la competizione e non accetto di essere ottavo tutti gli anni. La Fiorentina storicamente fa 55 punti, non voglio parlare neanche di posizioni, ma di punti. Il Napoli quando era in competizione con la Juventus fece più di 90 punti ma non vinse. Non voglio parlare di posizioni, ma non accetto una situazione piatta come sono state le ultime. Preferisco una strada in cui servirà più tempo, dove magari arriveranno critiche, ma vogliamo fare un lavoro a 360 gradi che non riguarda solo il mercato, per far si che la Fiorentina in questi anni possa fare più punti possibili. Voi siete concentrati sul mercato, noi vogliamo ragionare in modo molto più ampio: non so se questo avverrà in 6 mesi o un anno. Bisogna sempre tenere distinti i sogni dagli obiettivi".

Cosa dobbiamo aspettarci dal mercato: gli acquisti dipenderanno dalle cessioni?
"Al di là dei budget, noi abbiamo tanti giocatori sotto contratto che non possono sparire: o si vendono o qui non ci stiamo. Non possiamo avere più di 23-25 giocatori: è una questione tecnica e organizzativa".

C'è la necessità di abbassare il monte ingaggi?
"Le mie ambizioni non sono legate al monte ingaggi ma a costruire qualcosa di solido che non sia legato ad un calciatore specifico. Non mi concentrerei sul monte ingaggi ma sul fare il miglior lavoro possibile di quelli che abbiamo in testa, sapendo che non tutto è nelle nostre mani".

Lei come vive queste aspettative che ha la città in lei?
"Sono stato fortunato nella mia vita perché quando hai tante pressioni vuol dire che competi per qualcosa di grande. La severità degli altri non mi tocca perché ci penso già da solo a farmi del male (ride, ndr). Trasmettere fiducia alla città? Secondo me siete voi che avete il tramite di educare le persone. Di storie non bisogna raccontarne, bisogna essere concreti e credibili. Scouting? Il mercato presenta delle occasioni alcune volte, per cui un giocatore che ha già visibilità può essere un obiettivo. Altre volte hai l'occasione di visionare un giocatore giovane. Non c'è una o l'altra strada, serve equilibrio. La cosa importante è creare sintonia anche con l'allenatore e costruire la squadra. Non è difficile vedere un giocatore bravo, è molto più difficile una squadra che funzioni".

Solomon resterà?
"Non sono qui a dire le cose che noi ci diciamo con giocatori e agenti. Non voglio raccontare bugie e quindi non dico niente. Comuzzo? È un giocatore molto importante per la Fiorentina: è giovane, italiano e che ha una valenza in Serie A. Dobbiamo avere cura di lui, ossia cercare di fargli fare il miglior percorso possibile. Avremo molta attenzione".

Perché la scelta di Fabio Grosso?
"È stato scelto perché pensiamo sia il profilo giusto per ciò che abbiamo in testa di costruire. Le scelte delle persone si devono basare sulla conoscenza in termini di intelligenza, profilo, livelli umani e morali. Questo vale per i giocatori, a maggior ragione per gli allenatori. Noi vogliamo un allenatore moderno, che ragioni in modo dirigenziale. Deve lavorare sul campo, ma anche conoscere tutto ciò che ruota attorno al club, deve conoscere come si comunica internamente ed esternamente. Queste caratteristiche le abbiamo trovate in Grosso".

La Fiorentina andrà in autofinanziamento?
"Il calciomercato non esula dalle altre voci della società. Se noi andassimo in finale di Coppa Italia avremmo dei ricavi in più, e il mercato avrebbe un minore impatto su un bilancio generale".

La Fiorentina ha perso appeal?
"La Fiorentina non ha perso appeal, i club non lo perdono. Lo United non vince da 20 anni ma tutti ci vogliono andare. La storicità dei club non perde il suo valore attrattivo. Il gap con le big? Sono società che hanno lavorato bene negli anni e si sono strutturate: con visione, con persone competenti. Questo è quello che dobbiamo cercare di costruire con il tempo. Non posso promettere delle tempistiche".

Il rinnovo di Dodo è un discorso chiuso?
"Dodo è un giocatore che ha ambizioni e vedremo cosa succederà. Ndour? È al centro del progetto della Fiorentina perché ha appena iniziato ed è in crescita. Ci mancherebbe altro che non fosse al centro del progetto. Deve confermarsi perché non possiamo beatificare o crocifiggere un giocatore dopo 12 partite. Serve equilibrio e tempo".

Ci sono giocatori incedibili?
"Non bisogna concentrarci su un giocatore X o un giocatore Y. Parlare di calciatori è più fashion, infiamma la fantasia, ma serve la concretezza e la visione che stiamo cercando di costruire. Il mercato presenta delle opportunità ma c'è anche tanta competitività. Bisogna essere molto elastici perché nella stessa giornata succedono molte cose, serve partire con un'idea e magari modificarla in corsa. Ti succede anche se sei il Real Madrid o il Bayern Monaco, a maggior ragione se sei un po' sotto"

Qual è il progetto sui giovani?
"Al di la di fare grandi complimenti della vittoria dello Scudetto, io sottolineerei più ciò che ha prodotto. Nei settori giovanili vincere non significa sempre aver fatto un buon lavoro, l'importante è quanto producono. Kouadio, Kospo, Braschi, Balbo... restavano gli stessi giocatori con o senza scudetto sul petto. Potenzialmente sono buoni calciatori, adesso serve un percorso che da potenziali calciatori li trasformi in calciatori. Per quanto riguarda l'Under 23, credo che faccia parte di un progetto di post formazione che in Italia manca e che è un punto necessario per un completamento della maturazione dei calciatori. Per arrivare a costruirla ci vuole un percorso, non nasce in tre mesi: quando saremo pronti la faremo".

Ci sono in programma cambiamenti nello staff medico?
"Non sono necessariamente legati al cambio delle persone, ma ad un cambio di processi operativi, di ottimizzazione delle persone che già sono all'interno del club".

Il Mondiale può condizionare il mercato?
"Se noi addetti ai lavori dovessimo aspettare al Mondiale per capire se i giocatori siano bravi o meno sarebbe grave. Li vediamo nelle squadre di club, nelle coppe, nelle qualificazioni. Poi il Mondiale dipende molto dallo stato di forma. Non è il Mondiale che ti indica la strada, poi certo che può tracciare la via. Vedo molta più competitività".

Non può dire qualcosa di più chiaro alla tifoseria?
"I sogni si possono fare quando ci sono dei fatti che possono farli realizzare. Io non racconto favole se non posso promettere che succedono. Noi lavoriamo per far sì che a novembre qualcuno sogni. non posso dire ai tifosi "adesso sognate" e poi non realizzarlo. Non sono la persona che fa questo. Per sognare innanzitutto serve un club forte: senza questo non si può fare nulla".

fine della conferenza stampa

Fonte dall'inviato al Viola Park
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