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Il retroscena di De Roon: "Lookman reintegrato dopo l'estate, ad alcuni non è andata giù"

Il retroscena di De Roon: "Lookman reintegrato dopo l'estate, ad alcuni non è andata giù"TUTTO mercato WEB
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Giacomo Iacobellis
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Giacomo Iacobellis
Oggi alle 10:03Serie A

Il centrocampista nerazzurro Marten De Roon, intervenuto a Supernovapodcast, ha ripercorso la sua lunga avventura all'Atalanta, che dura ormai dal lontano 2015 con nel mezzo una stagione al Middlesbrough (2016-2017). Queste le sue principali dichiarazioni: "Con Gasperini mi sono trovato bene. Lo sento ogni tanto perché mi ha aiutato tanto: grazie a lui sono diventato un giocatore molto forte che ha giocato sia in Champions che in Nazionale. Lui all’Atalanta ha vinto tanto e ha un carattere vincente, ed è naturale seguirlo senza pensarci. All’Inter erano presenti tanti campioni e quando è arrivato Gasperini ha avuto qualche difficoltà. Se fosse andato alla Juve avrebbe fatto fatica, mentre alla Roma conosceva già dei ragazzi che si sono incanalati nella sua mentalità perché sono stati consapevoli che con lui si potesse arrivare in Champions League. Ogni tanto è difficile seguirlo: io ho fatto fatica soprattutto i primi mesi. Poi ti abitui e vedi i risultati anche dal punto di vista fisico, però devi essere convinto dal lavoro: è questione di mentalità. Posso solo che ringraziarlo per quello che ha fatto. Lui mette tutti sullo stesso piano in campo, poi fuori è una persona meravigliosa: penso riguardi tutti i mister".

Poche bandiere nel calcio moderno?
"Dipende da tutta una serie di fattori. Molti vogliono fare il grande salto passando da una piccola ad una grande, ma da noi era più facile rimanere perché l’Atalanta poi è diventata grande. Tuttavia rimanere in una squadra al giorno d’oggi diventa difficile: penso a Berardi e Marusic che sono rimasti tanto tempo con le loro squadre. Difficile stare tutta la carriera in una squadra sola. Bergamo è una città piccola, ma per la famiglia è perfetta anche solo nel fare passeggiate la domenica: gente rispettosa e calorosa. I tifosi dell’Atalanta stanno vivendo un sogno ad occhi aperti visto che erano abituati anche a dei campionati di Serie B: la Champions, l’alta classifica, per loro erano qualcosa di straordinario. Con gli anni poi la società ha preso anche dei campioni tipo Ilicic. L’Atalanta è una grande realtà, le aspettative sono cambiate rispetto a prima, però l’ambiente bergamasco rimane sempre qualcosa di unico”.

Ilicic?
"È stata una situazione difficile quando ha avuto la depressione. Mi ricordo durante un allenamento è sceso giù era in lacrime e mi ha raccontato quello che gli succedeva. È stato un periodo difficile e tutta la squadra, società e mister compresi, lo hanno aiutato soprattutto dal punto di vista psicologico. Vedere un ragazzo come lui in difficoltà ti tocca da dentro”.

Koopmeiners?
"Lui è molto forte. Per me un conto è stare all’Atalanta dove Gasperini ti mette in una condizione impressionante, un altro invece è andare alla Juventus: hanno un modus operandi diverso. Teun è un giocatore che deve sempre allenarsi a pieno regime con continuità. Io credo che il talento puro sia particolare, e che per coltivarlo ti devi allenare bene per essere forte”.

Ricordi della Serie A?
"Da bambino mi ricordo Van Basten. Ero molto tifoso dell’Ajax dove c’erano tanti campioni, ma in Serie A c’erano tantissimi olandesi che avevano fatto la storia. Amavo molto il calcio in generale, però in quel momento il calcio olandese era a pieno regime. In Olanda si lavora molto di più sulla tecnica e tanto divertimento. I ragazzi devono divertirsi in questo sport, ho notato la Nazionale (Italia) che aveva tanta paura. Poi vedi ragazzi come Palestra che ha dimostrato molta personalità: bisogna avere fiducia nei giovani e avere fiducia in loro”.

Calcio pre-VAR?
"Molto. Al giorno d’oggi basta una bestemmia, un piccolo gesto e vieni ammonito ed espulso. Il calcio al giorno d’oggi è diventato abbastanza prevedibile”.

Io allenatore?
"Mi piacerebbe in futuro. Ne ho parlato sia con Palladino che con Gasperini ed è un lavoro abbastanza tosto dove devi parlare anche con direttori, procuratori ecc…mi piacerebbe iniziare con i ragazzini giovani però sono anche uomo di famiglia: vorrei dedicare più tempo anche a loro. Gli allenatori praticamente vivono nei centri sportivi, tuttavia è un mestiere che ti da una particolare adrenalina: serve sempre lavorare con lo staff giusto per rendere tale lavoro meno pesante. Voglio provare a mettere insieme tutti gli insegnamenti che tutti i miei allenatori mi hanno dato".

La vittoria dell'Europa League?
"La cavalcata in Europa è partita dallo 0-3 contro il Liverpool: ci ha dato la consapevolezza che potevamo vincere il trofeo. Avevamo già giocato li ai tempi del Covid, ma dopo la vittoria del 2024 ci ha aperto le porte per la finale. Su Dublino penso con il senno di poi che la finale di Coppa Italia ci abbia dato una carica per riscattarci e vincere contro il Leverkusen: se avessimo vinto contro la Juve non avremmo avuto la stessa mentalità che poi abbiamo dimostrato il 22 maggio. Una partita perfetta sotto il profilo della pressione dove sono stati 90 minuti straordinari, poi c’era Lookman che aveva fatto tripletta. L’Atalanta ci credeva tanto: purtroppo non giocai quella partita, però tutti in squadra abbiamo recepito che potevamo farcela".

L'assenza nel big match con la Juve?
"Contro la Juve mi sono infortunato è purtroppo ho saltato la finale. Per tre giorni ho pianto, poi dal lunedì sono rientrato a Zingonia per caricare i ragazzi da capitano per provare a vincere la partita: volevo trasmettere la positività".

Il caso Lookman?
"Lookman ha voluto allenarsi da solo in quell’estate particolare. Noi abbiamo anche parlato con lui vista la situazione. Io credo che sia un dovere comportarsi bene sia con la società che con la squadra indipendentemente da tutto. In quell’estate non è andato via ed è rientrato nel gruppo, e alcuni non è andata giu e certe situazioni bisogna gestirle".

Il caso Papu Gomez?
"Era una cosa che riguardava lui, la società e Gasperini, noi come squadra siamo rimasti fuori purtroppo”.

Palladino?
"Palladino è molto più aperto rispetto a Gasperini nei confronti, ma sul mercato è sempre la società e il ds a decidere".

Festa Europa League?
"L’abbiamo fatta con il pullman scoperto la settimana dopo. 4/5 ore di pullman, cori, tante birre. Io e Kolasinac eravamo infortunati, all’aereoporto a Barcellona visto che dovevamo fare dei controlli, avevamo preso qualche bottiglia (risata ndr)”.

Bayern?
"Ingiocabili, ma è giusto anche accettarle queste cose. Chiaro che tu ci provi sempre, ma quando gli avversari come sono stati loro non sbagliano niente è giusto dire che non ci sia stata partita. Sono più arrabbiato con la squadra quando loro sono meno forti e perdi. La squadra più forte con cui abbia mai giocato".

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