Inter, con Lukaku appuntamento (vero) al 2023. Ma i ko fanno riflettere sul futuro
Se si prendessero i circa 6,5 milioni di euro spesi da luglio a oggi dall'Inter per avere in squadra Romelu Lukaku e si dividessero per i 254' disputati dal centravanti belga in questa stagione, ne verrebbe fuori che ogni singolo minuto è costato alla società nerazzurra circa 25 mila euro. Conti della serva poco veritieri: oltre al campo c'è di più, ci sono gli allenamenti e pure gli appuntamenti commerciali, ogni calciatore si porta dietro un vero e proprio indotto, Big Rom non è da meno. Troppo semplice ridurre tutto a questo, però è un'estremizzazione significativa, perché dà il senso di quanto l'Inter abbia avuto indietro dall'affare più clamoroso dell'estate: molto poco, quasi nulla.
Appuntamento al 2023. La voglia di Romelu di tornare in campo è tanta. Forse troppa, se è vero che l'ultimo infortunio è arrivato anche per aver ignorato quel dolorino nei minuti finali della gara contro la Sampdoria. Seppur di entità inferiore rispetto al primo ko - che lo ha tenuto fuori quasi due mesi - il nuovo stop è di quelli che stravolge la tabella di marcia: oggi all'Allianz Arena il belga avrebbe dovuto incrementare il suo minutaggio, nell'ottica di poter competere per un posto da titolare contro la Juventus. Non avverrà, a Torino non sarà a disposizione di Inzaghi, contro Bologna e Atalanta si valuterà ma in ogni caso non si tratterebbe di un ritorno a tutti gli effetti. Non ripartirà da zero, ma quasi, e per il vero Lukaku l'Inter dovrà aspettare ancora, lo riabbraccerà al pieno delle forze, se tutto andrà bene, nel 2023 alla ripresa del campionato dopo i mondiali.
E il futuro? È da scrivere, in ogni caso. Perché Lukaku è tornato a Milano sì, ma non in pianta stabile. L'accordo col Chelsea prevede un prestito secco da 8 milioni di euro più 4 di bonus, lo stipendio è di 8,5 netti che diventano poco più di 11 al lordo. Cifre importanti per un trasferimento temporaneo, che tradiscono le intenzioni di entrambi i club: c'è già un'intesa di fondo, da definire nei dettagli, per rinnovare il prestito e poi arrivare a un passaggio a titolo definitivo quando i costi a bilancio per i Blues permetteranno all'Inter di sostenere l'operazione. Però tocca ripetersi: non è un affare "normale" per un prestito, ha costi altissimi dai quali è lecito attendersi un ritorno altrettanto elevato. Finora, così non è stato: colpa della sfortuna, certo. Ma, anzitutto, pure quella incide nelle scelte: non è una variabile indipendente quando si tratta di un impegno economico e sportivo, figuriamoci di lungo tempo. Del resto, chi disse preferisco aver fortuna che talento percepì l'essenza della vita.
Mai così tanti giorni di assenza in una stagione. Alla mala sorte si accompagnano, infine, delle domande: Lukaku, una macchina impressionante, ha funzionato al meglio delle sue potenzialità quando ha lavorato con Conte e con il fidatissimo Pintus. Due anni in cui ha imparato, non lo ha mai nascosto, un'etica del lavoro e pure dell'alimentazione che non sempre ha osservato nel resto della sua carriera. Due stagioni in cui ha saltato appena 25 giorni per infortunio: col Chelsea è arrivato a più di 40 in una sola annata, col Manchester United 72 giorni in due, con l'Everton 58 in due. Adesso ha già scavallato i 60 giorni in quattro mesi. Qualcuno diceva che la potenza è nulla senza controllo: Romelu non è un giocatore fragile, non lo è mai stato prima di questo lungo stop, ma al modo in cui gestisce i cavalli a propria disposizione deve prestare la massima attenzione. E pure questo è un fattore su cui riflettere.






