Julio Velazquez campione col Levski: "Spezzare 14 anni di dominio Ludogorets vale di più"
I campionati d'Europa stanno volgendo al termine e ci hanno regalato alcuni verdetti sorprendenti: basti pensare al Thun, passato in due anni dalla seconda divisione a vincere la Super League svizzera. Ma è altrettanto sorprendente il successo in Bulgaria del Levski Sofia che è sì una delle grandi del Paese, ma che non arrivava al titolo da 17 anni. E che ha subito, come tutte le altre, la "tirannia" del Ludogorets che ha vinto 14 campionati consecutivi. Artefice dell'impresa è una vecchia conoscenza del calcio italiano come Julio Velazquez. L'ex allenatore dell'Udinese ha preso per mano la squadra nel gennaio 2025, qualificandola ai preliminari di Europa League al primo anno e facendo ancora meglio in questo torneo, vinto peraltro con 4 turni d'anticipo. Proprio Velazquez racconta questa grande cavalcata in esclusiva per Tuttomercatoweb.
Julio Velazquez, primo trofeo in carriera tutt'altro che banale: campione di Bulgaria col Levski Sofia, non la squadra più forte del torneo
"È una bella sfida, alla fine non era facile perché la differenza era molto grande. Abbiamo fatto un lavoro straordinario dal primo giorno, creando un collettivo straordinario. Sono molto fortunato di avere un gruppo così, con uno spessore non solo tecnico ma soprattutto umano davvero altissimo. E poi una tifoseria straordinaria, molto educata e rispettosa".
L'impresa più grande è stata quella di rompere il dominio Ludogorets, che non aveva eguali negli altri campionati europei: 14 campionati consecutivi
"Quando riesci in una cosa simile è diverso dal vincere semplicemente un campionato, è qualcosa che ha un peso maggiore, peraltro siamo riusciti a farlo con 4 turni d'anticipo. Se poi aggiungiamo che il budget del Levski è di gran lunga inferiore non solo a quello del Ludogorets, ma anche di quello del CSKA, allora capisci che è davvero stata un'impresa. Sono felice per i tifosi, i ragazzi, le persone che lavorano ogni giorno nel club e stanno dietro le quinte. Ovviamente felicissimo per il presidente e la dirigenza".
Di fatto tutta la Bulgaria ha fatto il tifo per voi
"Tutto il paese no, anche perché la rivalità col CSKA è molto forte. Ma certamente col passare delle giornate ci siamo accorti di quanti tifassero Levski, di quante persone volessero che si rompesse questo dominio del Ludogorets".
Sei arrivato a Sofia nel gennaio 2025. Quale era stato l'obiettivo che vi eravate posti?
"Sono persone di calcio, lavorano nel calcio da tantissimi anni e sono pertanto realisti. Mi hanno chiesto di fare un lavoro serio. Quando sono arrivato la squadra era quarta o quinta, con un distacco importante sul Ludogorets. Nel mio primo semestre abbiamo fatto tantissimi punti, più di tutti. E alla fine abbiamo chiuso al secondo posto, risultato che al Levski mancava da 9 anni. Di fatto abbiamo posto le basi per questa stagione e giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, abbiamo costruito questo successo".
Hai allenato in Spagna, Italia, Portogallo, Olanda. Ora in Bulgaria. Quanto ti ha aiutato confrontarti con Paesi e culture diverse?
"Mi ha aiutato tantissimo. Ho cercato di prendere da ogni Paese la cosa mnigliore. Pur essendo giovane, ho avuto la fortuna di avere tantissime esperienze e queste mi hanno reso più consapevole delle dinamiche del calcio e della vita. E una cosa che ho imparato è di essere focalizzato sul presente, non guardare troppo oltre, non sprecare energie su qualcosa che ancora deve arrivare. Il futuro non è altro che una conseguenza del presente, per questo devi essere concentrato sul presente e goderti il momento".
Come ti trovi a Sofia?
"Ci stiamo trovando benissimo. La mia famiglia è qui con me, viviamo la quotidianità molto serenamente. Certo, il contesto è differente dalla Spagna o dall'Italia, ma devo dire che sin dal primo giorno le persone sono state molto vicine a noi, con educazione e rispetto. Certo, i risultati sul campo mi hanno agevolato il compito, inutile negarlo".
In pochi mesi a Udine hai imparato in modo perfetto l'italiano. Come va col bulgaro? Lingua più ostica...
"Qua facciamo tutto in inglese, considerando che sono tanti gli stranieri e pertanto è il metodo più semplice per arrivare a tutti. Ma sono dell'idea che devi rispettare il Paese in cui ti trovi, per questo ho provato a imparare qualche parola di bulgaro. Viviamo in un mondo globalizzato e devi sapere vivere in tutti i contesti. Penso che sia importante parlare tante lingue straniere, ho imparato anche l'italiano e il portoghese e ora sto studiando il francese".
Domanda maliziosa: studi il francese perché ti aspettano in Ligue 1?
"No, no. Quando sono arrivato a gennaio 2025 l'accordo era per 18 mesi ma quando è cominciata questa stagione, verso ottobre-novembre il club mi ha offerto il rinnovo. Ho studiato le possibilità e alla fine ho deciso di rinnovare fino al 2028. Ho ritenuto giusto dare stabilità al progetto".
Il prossimo anno si parte con i preliminari di Champions. Immagini il tuo Levski nei grandi stadi d'Europa?
"Serve lucidità. Il Levski non gioca una fase a gironi di Champions da 20 anni. L'anno scorso siamo stati molto vicini ad arrivare alla League Phase di Conference League dopo aver fatto un bel percorso ai preliminari, partendo da quelli di Europa League. Per entrare tra le migliori 36 della Champions bisogna superare quattro turni; vedremo di cosa saremo capaci in una qualsiasi delle tre competizioni europee, che sia Champions League, Europa League o Conference League. Sarebbe un successo straordinario entrare nella League Phase di una qualsiasi delle tre competizioni".
Hai allenato l'Udinese per 13 partite. Avevi 37 anni, credi di essere arrivato troppo presto in Serie A?
"No, non credo. Ho un'idea di calcio molto chiara, offensiva, proattiva. E sono contento del percorso che abbiamo iniziato a Udine. Ma le cose hanno bisogno di tempo. La realtà è che non siamo mai stati in zona retrocessione, stavamo facendo il percorso giusto e avevamo sfidato tante squadre difficilissime. Avevamo bisogno di tempo, tutto qui. Ma ho mantenuto un ottimo rapporto con la direzione dell'Udinese, ho grande stima per la famiglia Pozzo e da questa esperienza ho imparato tanto. Mi ha aiutato tanto per essere migliore in ogni senso. Poi, chissà cosa ci riserverà il futuro".
Gli allenatori spagnoli stanno dominando la scena, basti pensare alla finale di Champions fra Luis Enrique e Arteta. Ma anche nomi come Guardiola, Xabi Alonso, Emery, Iraola. È un caso che la scuola spagnola sia al top?
"Penso che abbiamo allenatori di massimo livello. Sono contentissimo per questo ma allo stesso tempo credo che anche altri Paesi abbiano una scuola di livello, come l'Italia, il Portogallo, la Germania. Penso che sia più una questione di capacità dei singoli e non un fatto di nazionalità".











