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L'inno del Genoa, Milito e i cantautori rossoblu. Baccini: "Noi un vero pubblico inglese"

L'inno del Genoa, Milito e i cantautori rossoblu. Baccini: "Noi un vero pubblico inglese"TUTTO mercato WEB
sabato 9 maggio 2026, 12:30Serie A
Ludovico Mauro

Non ama particolarmente il mondo di oggi, ma è sempre sulla breccia. Francesco Baccini è uno dei più grandi esponenti del cantautorato genovese e anche dei più accaniti tifosi del Genoa, che continua a seguire frequentemente anche allo stadio. In questi giorni ha pubblicato il singolo "On. Gino Piripozzi", inedito dell'album "Nomi e Cognomi Due" in uscita a settembre, sequel del celebre successo degli anni Novanta: "Fu un album che mi diede anche qualche guaio, come incidere un brano intitolato Giulio Andreotti (ride, ndr). Questo è il terzo singolo uscito del disco che arriverà dopo l'estate, dopo "Matilde Lorenzi" e "Franco Califano". Il pezzo è una presa di giro per la nostra classe politica. Oggi, senza saper far niente, chiunque diventerebbe presidente del Consiglio", dice in esclusiva a Tuttomercatoweb.com, trattando il suo modo di fare musica e di vivere il mondo d'oggi prima di soffermarsi sull'amato Grifone.

"Oggi la tecnologia ha permesso a gente che non sa fare un cazzo di riuscire ad avere successo, a partire dalla musica - prosegue Baccini -. Il digitale ha dato modo di far musica e soldi a chi non sa neanche cosa sia la musica, con prodotti veramente ridicoli. Il livello culturale-musicale di oggi in Italia è sotto terra. Io faccio musica da quando ho 8 anni, mi rendo conto che la musica di oggi non si può sentire. Soprattutto il mainstream, quel che passano le radio e le tv. Prima eravamo su Pino Daniele, Lucio Dalla, oggi è un dramma...".

E come si colloca lei in questo mondo?
"Come uno che vive nel pianeta di fronte. Sono completamente scollato da questa realtà, faccio quel che faceva Fabrizio De André, mio grande amico. Ci estraniamo da questo tipo di mondo. Per questo ho lasciato una multinazionale e per me la musica è sacra, non riesco a fare ciò che va oggi".

Eppure Genova fa ancora scuola col cantautorato moderno. I vari Olly, Bresh, Alfa si ispirano tutti a voi della vecchia generazione.
"Genova è una città particolare e con una sua importanza musicale. I primi a cambiare le regole furono De André e Tenco, ma anche Paoli o Lauzi, sono stati i primi a modificare il modo di scrivere, facendo capire che dentro alla canzone c'è anche un testo. Bresh e Alfa li vedo ogni due domeniche allo stadio, siamo tutti genoani sfegatati. Per me loro non sono cantautori, sono più cantanti hip hop. Però fanno cose molto dignitose, Alfa è uno che vedo molto in crescita sia come persona che come artista".

Bresh ha anche inciso "Un Guasto d'amore" che è ormai un inno nazional popolare per i rossoblu. Che differenza c'è rispetto al suo?
"Di inni del Genoa ne ho almeno tre (ride, ndr). Uno è "Genova Blues" fatto con De André, adottato come inno nonostante non lo fosse. Poi nel '93 ho inciso per il Centenario "La storia siamo noi", che poi ho rifatto per i 120 anni. E poi ringraziando il Genoa ci sono almeno dieci-venti canzoni famose. Noi cantiamo dall'inizio alla fine eh, siamo davvero un pubblico inglese".

E se invece le dicono "Genoa", che cosa le viene in mente?
"Milito".

Scelta facile. Con quel derby del 2009...
"Eh beh, tripletta di Milito... Il Principe era uno dei più grandi giocatori al mondo, non a caso coi suoi gol l'Inter fece il Triplete. Uno spettacolo vederlo giocare. Noi genoani abbiamo troppo orgoglio per essere la prima squadra d'Italia, ci facciamo anche troppe aspettative. Alla fine vogliamo puntare all'alta classifica ma ogni anno dobbiamo salvarci. Poi il calcio di oggi è una cosa esclusivamente di soldi, chi ne ha di più vince. O chi li spende meglio, insomma".

E il Genoa di oggi che cosa rappresenta?
"Il Genoa di oggi è una squadra molto unita, sia come giocatori sia come società. Avere De Rossi è stato un miracolo: in quel momento il club era completamente scollato, Vieira aveva fatto un campionato tranquillo l'anno scorso e pur senza grande gioco otteneva i risultati. Eppure la squadra non l'aveva fatta lui, quest'anno invece l'ha studiata lui ed stato un disastro. Siamo passati dal 3-5-2 al 4-2-3-1 senza avere giocatori per quel modulo... il Genoa faceva un tiro a partita al massimo. Poi è arrivato De Rossi e io mi auguro che rimanga anche l'anno prossimo. Lui si è innamorato di Genova e i genoani si sono innamorati di lui. Era abituato a Roma che è una piazza molto calda e presente, ma a Genova è uguale. Ha quelle caratteristiche che servono ai genoani. E poi il suo Genoa se l'è giocata con tutti e non ha quasi mai preso imbarcate, tra l'altro ha valorizzato tanti giocatori come Colombo, che era sotto terra, oppure Vitinha che stava per fare il terzino".

Un giocatore attuale che l'ha colpita particolarmente?
"Ce ne sono diversi. Uno è Ostigard, era già stato al Genoa ed ero uno di quelli che voleva il suo ritorno. Le prende tutte di testa e poi segna, poi i giovani. Penso a Marcandalli, era un oggetto misterioso a inizio stagione e oggi è un titolare inamovibile. La difesa del Genoa è forte, non far segnare neanche un gol all'Atalanta è roba. E un altro di cui si sentirà parlare è Ekhator".

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