Petrachi e il nuovo Torino: "Oggi ambiente disfattista, voglio ricreare un blocco italiano"
Quattro mesi rappresentano un buono storico per iniziare a tracciare un primo bilancio, è quello che ha fatto Gianluca Petrachi sulla sua avventura-bis al Toro. "Ho ritrovato un ambiente depresso e non sano, anche disfattista: c'è un malessere profondo, bisogna affrontarlo con coraggio e ce la sto mettendo tutta per cambiarlo" ha spiegato su come ha ritrovato l’ambiente granata dopo averlo lasciato nel 2019. "Voglio infondere quel tremendismo da Toro, sto cercando di isolare la squadra perché qui purtroppo c'è sempre l'alibi che sia colpa di qualcun altro - ha continuato sull'avventura in granata ripresa a dicembre dopo la prima lunga parentesi di circa nove anni - e in un campionato così complicato, la salvezza è comunque un obiettivo molto importante: mi piacerebbe poi realizzare un Toro vincente, voglio ricostruire quell'unità e quella simbiosi che c'era ai tempi di Ventura".
Una delle mosse di Petrachi è stata quella di cambiare allenatore: "Mandare via un tecnico è sempre una sconfitta, Baroni è bravo e da persona intelligente avrà compreso che serviva una scossa - ha detto sul ribaltone con l'arrivo di D'Aversa - e adesso voglio creare un sistema unito: le basi partono da una visione calcistica, che poi possa essere con D'Aversa o con un altro allenatore questo non lo so, lo dirà il tempo". Anche perché è un Toro tanto, probabilmente troppo straniero: "All’epoca avevamo sempre un 6-7 undicesimi di titolari che erano italiani, mi ricordo il blocco con i vari Darmian, Vives, Moretti, Bodo, Gazzi, Sirigu, poi ancora Belotti e Immobile - ha concluso il direttore sportivo del Toro nella lunga intervista concessa ai microfoni di Sky - ed è vero che ogni tanto ho pescato in Sud America, ma l’idea di creare un gruppo di italiani è una cosa che mi piacerebbe fare: a gennaio ad esempio ho preso Prati, è un ragazzo con prospettive importanti".











