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Serietà, lavoro, sacrificio e impresa. Parole di Antonio Conte, l'interista

Serietà, lavoro, sacrificio e impresa. Parole di Antonio Conte, l'interistaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 24 maggio 2021 08:00Serie A
di Alessandro Rimi

Lo vedi che entra in campo con lo sguardo di chi sta andando in battaglia, ancora una volta. Non è finita, non finché l'arbitro non avrà fischiato tre volte, per l'ultima volta. Neanche se lo scudetto i tifosi interisti lo festeggiano da tre settimane. Lo vedi lì, nella sua area tecnica, la sua casa, che parla con Oriali e poi con Stellini e poi con Vanoli, con Pintus, con il team manager Tagliacarne. Uno sguardo verso i mille tifosi finalmente presenti allo stadio. Le orecchie tese verso l'esterno dove sta per prendere forma una gigantesca ondata nerazzurra. I tamburi, i canti, i fuochi d'artificio, i botti che, ogni minuto che passa, ti ricordano che migliaia di persone colorate di nero e d'azzurro stanno aspettando solo la fine della gara per far tremare Milano. Lo vedi lì, che richiama Gagliardini. Gli dice di prendere l'iniziativa più spesso. Applaude Sensi, poi sprona Hakimi a spingere maggiormente. Poi sorride, ha segnato Young e lui esulta con abbracci generali. L'Inter ha raddoppiato con uno di quelli che, solo qualche mese fa, era totalmente fuori dai suoi piani e, invece adesso, è tra i tasselli più centrali. La punizione di Eriksen è il preludio al rigore di Lautaro Martinez. E poi lo spendido poker di Perisic, la cinquina in un match senza storia con l'attaccante di cui l'Inter aveva bisogno da tempo, troppo. Sia benedetto Lukaku. Questo ha pensato il comandante. Mille volte lo avrà pensato in questa straordinaria stagione. Lo vedi lì che, finito tutto, corre ad abbracciare chiunque, come fosse campione per la prima volta in carriera. Una vittoria talmente unica che, appunto, è sembrata non aver precedenti. Si emoziona quando lo speaker lo chiama per la premiazione, si commuove. Come Lukaku, come Oriali, come decine di migliaia di tifosi davanti alla tv. "L’Inter è una squadra che se ci lavori capisci tantissime cose, aver vinto il titolo qui mi fa capire che la serietà, il lavoro e il sacrificio sono l’unica arma per vincere. Siamo stati tutti molto bravi: io, i calciatori e il club”. Soprattutto lui è stato bravo. Perché senza Conte è difficile pensare che sarebbe stato comunque scudetto. Sono ottimisti tutti sul suo futuro all'Inter. E anche lui sembra esserlo, in attesa del faccia a faccia con il presidente Steven che dovrà convincerlo a restare per vincere ancora e ancora. Perché senza di lui, non sarebbe lo stesso: la nuova Inter dipende da Antonio Conte, l'interista.

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