Stankovic: "Un giorno tornerò in Italia. Alla Sampdoria ci ho lasciato l'anima"
Dejan Stankovic, tecnico del Ferencvaros, ha parlato a Sky Sport in vista della gara di domani contro la Fiorentina: "Questo è un capitolo importante in un club che ha una grande storia. Vogliamo andare avanti e crescere sempre di più. Sono qui da tre mesi e sono stato accolto benissimo, con un presidente spettacolare e abbiamo una buona squadra. Siamo sulla strada giusta".
Cos'è successo nell'ultimo periodo? Con due vittorie nelle ultime 14 partite.
"Il bilancio è pesante, per fortuna non c'è troppo distacco nel nostro campionato. Volevamo passare il girone in Conference, in una gruppo molto tosto. Tutte e tre le squadre davanti hanno perso punti, possiamo superare il girone e vogliamo farlo".
La Fiorentina è una squadra che ha definito come tra le migliori.
"Sono bravi a fare possesso, a pressare gli avversari. Nell'ultimo terzo del campo la Fiorentina mette pressione a tutti, sono i primi in Italia in questo".
L'amicizia con Italiano da dove nasce?
"Abbiamo giocato contro, poi ho seguito il suo lavoro e il suo percorso. Lo rispetto davvero tanto, l'ho già affrontato quattro volte in panchina e rispetto quello che sta facendo in una piazza non facile. L'anno scorso è arrivato in fondo a due competizioni, poi è stato fortunato nell'essere stato ripescato ma se lo meritava".
Le tappe della sua carriera sono formative?
"Umanamente sì. Alla Stella Rossa ero a casa, c'era lo sforzo emotivo e professionale. Alla Samp umanamente stavo male, è uno step che mi è servito. La società non merita quello che è successo, ci ho lasciato l'anima e i tifosi hanno riconosciuto quello che ho dato. Qui c'è un club organizzatissimo, che vuole fare bene. I tifosi volgiono il miracolo e la Champions League. Io sono qui per questo".
Tornerà in Italia?
"Sì, voglio essere pronto per quando arriverà la chiamata. La mia famiglia è a Milano, un giorno tornerò".
In passato poteva vestire la maglia della Fiorentina?
"Perché la società fallì. Per questo non sono andato. Mancini era l'allenatore, avevo già fatto le visite, le foto e avevo preso le misure per l'abito. Sono rimasto alla Lazio e da lì ho iniziato a giocare e non ho mai smesso".






