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TMW - Pirlo: "Allenare porta via tante energie. Serie A con la Samp? Vedremo a marzo"

TMW - Pirlo: "Allenare porta via tante energie. Serie A con la Samp? Vedremo a marzo" TUTTOmercatoWEB
Lorenzo Di Benedetto
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Lorenzo Di Benedetto
giovedì 16 novembre 2023, 17:30Serie A

Il tecnico della Sampdoria, Andrea Pirlo, presente all'evento a Genova Orientamenti 2023, ha parlato di vari argomenti, non soltanto legati ai blucerchiati. Queste le sue parole raccolte da TMW: "Il sogno che avevo da piccolo era quello di diventare un calciatore. Avevo sempre quella cosa in testa anche quando mi chiedevano cosa avrei fatto da grande. Ero sicuro di riuscirci, sono stato anche fortunato, e ho fatto del lavoro la cosa più bella della vita. Tutti devono sognare altrimenti la bellezza della vita non si vivrebbe al 100%. Ognuno deve avere in testa qualcosa a cui aspirare".

Ma qual è la ricetta di Andrea Pirlo per arrivare al top?
"Ci vogliono tutte le altre componenti: il lavoro quotidiano, i sacrifici anche se non mi sono mai pesati. Ho iniziato a frequentare le prime squadre a 15 anni ma non andare in giro con i miei amici non mi pesava. E non era una rinuncia ma un piacere, perchè facevo la cosa più bella per me. Nulla è scontato però e per raggiungere certi obiettivi c'è bisogno di tanto lavoro, mettersi in discussione e avere tante motivazioni per arrivare ad alti livelli. Un giovane voleva raggiungere tutto quello che ha in testa ma ci sono momenti e momenti. Ti possono aiutare i consigli delle persone più adulte ma quando sei giovani speri di ottenere tutto e subito. Bisogna perseverare e un giorno può succedere".

Il suo percorso scolastico?
"Il mio percorso scolastico è stato un po’ ‘strano’ nel senso che quando sono passato in prima squadra ho fatto le scuole serali. Partivo alle 8 per andare all’allenamento e tornavo a casa alle 22.30 quando finivo gli orari di scuola. Ho dovuto cambiare un po’ di scuole: sono partito come geometra ma non mi piaceva per finire con lingue estere. Non mi piaceva andare a scuola ma dovevo farlo e sono riuscito ad arrivare alla quarta e non sono riuscito a finirlo per troppi impegni. Ai ragazzi però dico di studiare, lo sport è importante ma talvolta non si riesce a lo studio può aiutare a fare altro e si aprono strade più ampie di quelle sportive".

Quali sono state le sue persone di riferimento?
"La famiglia prima di tutto. Mi ha sempre appoggiato portandomi agli allenamenti e poi piano piano tutti gli allenatori che avevo nel settore giovanile che a quell'età sono sempre preziosi. Quando si è giovani è importanti avere delle persone preziosi che ti possano indirizzare». «Non c'è stato un periodo particolare. L'ho sempre pensato ed ero sicuro di poterci arrivare. Se prima o dopo non so, la mia convinzione era che avrei fatto il calciatore".

Quali consigli ha ricevuto da ragazzo?
"Quando sei giovane ti possono dare un sacco di consigli. Ovvero sempre di essere umile e tenere i piedi per terra senza essere presuntuoso. C’è chi li porta avanti e chi con la fama può cambiare o cambiano persona. Io fortunatamente sono sempre rimasto quello di una volta. Di questo sono orgoglioso e grazie agli insegnamenti sono sempre rimasto quello che sono".

Che consigli dà ai suoi giocatori?
"Quelli che mi hanno dato i miei genitori e quelli che ho incontrato nel mio percorso: di essere una persona corretta e leale, di essere pronto sul lavoro con voglia di migliorarsi senza sentirsi mai arrivato. C’è sempre spazio per poter far meglio. E sono tutte cose che chiedo ai miei giocatori, anche perchè tanti ragazzi son giovani. Ascoltano quindi spero che possano diventare persone migliori".

Ha una squadra giovane. La cosa più bella?
Mi piace perché possono crescere e hanno ampi margini di miglioramento. Devono ancora iniziare a giocare, non hanno passato ma solo futuro davanti ed è più facile raccontar loro le cose di vita vissuta rendendoli partecipi in tante situazioni facendo capire che questo è un lavoro stupendo senza tralasciare il mimino dettaglio".

Le caratteristiche del giocatore perfetto?
"Non c’è un calciatore ideale. In tanti modi e caratteristiche diverse. Non si può scegliere una cosa simile per tutte. L’importante che vogliano lavorare in gruppo e siano pronti ad aiutare il compagno. Quando fai questo sei un uomo e giocatore migliore. Noi abbiamo un gruppo sano".

Testa, talento, determinazione: cosa è più importante?
La testa viene prima di tutto. Il talento e la determinazione vengono dopo. La testa però è più importante perchè poi determina gli altri movimenti".

La tua carriera da allenatore.
"Ho smesso di giocare e ho pensato cosa volessi fare. Mi sono iscritto al corso di allenatore e ho deciso di intraprendere questo lavoro, totalmente diverso da quello di calciatore. Riparti da zero. Ti rimetti in gioco come in tutti i lavori. È un lavoro che ti porta via tanta energia ma sono gli altri ragazzi che vanno in campo ma è molto stimolante perché quando vinci e quando vedi qualcosa che hai provato in allenamento ti dà una grandissima emozione. Ho iniziato dalla Juventus, che mi ha dato questa grande opportunità, ed è stata un’esperienza fantastica che a parer mio è andata bene. Poi ho fatto un’esperienza in Turchia e ora sono arrivato alla Sampdoria sperando di fare un bel percorso".

Il sogno di Andrea Pirlo è la Serie A?
"Adesso andiamo per gradi ma uno può sognare. Non costa a nessuno sognare, ognuno può mettere nei propri pensieri qualcosa. Bisogna però essere realisti e pensare al momento. In questo periodo siamo migliorati ma ora dobbiamo accelerare. È stato un peccato fermarci questa settimana ma ora ci stiamo preparando per continuare il percorso. Pensiamo gara per gara perché a dicembre, febbraio o marzo vedremo a che punto saremo".

Quali sono le criticità maggiori della Serie B?
Sapevo di quello che sarei andato ad affrontare. E’ un campionato molto simile a quello dell’anno scorso in Turchia. Che tu giochi con la prima o con l’ultima devi avere la stessa intensità. E’ un campionato duro e lungo ma ti può dare tante soddisfazioni. Non c’è una super squadra davanti e non c’è una squadra scarsa dietro".

Fonte da Genova, Andrea Piras
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