Torino, l'ennesima rivoluzione di Cairo: chi va resta, chi resta e chi è in bilico
Il Torino va verso una rivoluzione, l’ennesima. Il presidente Urbano Cairo è orientato a rivoltare la squadra a partire dall’allenatore, con Roberto D’Aversa che in questo momento rappresenta il piano C per la panchina (uno Juric-bis o il nuovo che avanza tra Aquilani e Abate le principali opzioni sul tavolo). Ma pure la rosa 2026/2027 sarà molto diversa rispetto a quella che domenica sera ha chiuso il campionato con il 2-2 nel derby contro la Juve, con le conferme sicure che si contano sulle dita di una mano. C’è certamente Paleari ma da secondo portiere, si aggiunge Ismajli a guidare la nuova difesa, si arriva a Casadei e Gineitis che rappresentano il centrocampo del futuro.
Poi ci sono altre certezze, ma figurano nella lunga lista di chi saluterà: Lazaro, Tameze e Maripan vanno in scadenza, Sazonov e Nkounkou non verranno confermati, Aboukhlal, Biraghi e Israel hanno già le valigie in mano. Per Marianucci (prestito secco) e Prati (diritto di riscatto) bisognerà parlare con Napoli e Cagliari, su Ebosse c’è l’intenzione di esercitare l’opzione da circa un milione per farlo diventare tutto granata, per quel che riguarda Ilkhan è stato ufficializzato il nuovo contratto fino al 2027. In via Viotti si pensa anche a sacrificare per poter operare in entrata, gli indizi portano a due giocatori: Coco è il difensore che in caso di offerta giusta può partire, Adams ha il sogno di tornare in Inghilterra e si sa che dalla Premier arrivano spesso e volentieri proposte molto interessanti. L’attacco, però, rischia di essere completamente stravolto perché pure Zapata e Simeone hanno il futuro in bilico, con il colombiano che tra età e ingaggio pesante può andarsene e il Cholito sempre tentato dal River Plate.
Quindi chi sarà il perno del Toro 2026/2027? L’idea del club è quella di costruire una squadra intorno a Nikola Vlasic, già capitano più volte in questa stagione. Anche il croato non ha mai nascosto il suo legame con la piazza, ma anche lui pretende delle garanzie: ad ottobre compirà 29 anni, nel pieno della maturità calcistica è anche comprensibile ambire a un progetto ambizioso. La palla passa a Cairo e Petrachi, entrambi dovranno dare delle risposte ed evitare gli errori di quest’anno. Perché se fino a qualche stagione sembrava mancare poco al definitivo salto di qualità verso le posizioni da Europa, ora c’è il rischio che in caso di buchi nell’acqua si possa sprofondare ancora più giù.











