A Pisa regna il silenzio, ma la programmazione urge. Che ne sarà di Hiljemark?
La retrocessione matematica dalla A, a un solo anno dalla storica promozione, è arrivata il 1° maggio, a margine della partita contro il Lecce, ma che l'esito fosse quello era già noto da settimane, era appunto solo una questione di attesa della matematica. Programmare quindi la risalita sarebbe stato logico e necessario, ma in casa Pisa - almeno dall'esterno - sembra regnare l'immobilismo. Unica scelta messa in atto, l'addio con il Direttore Sportivo Davide Vaira, divenuto capro espiatorio del crac nerazzurro, e la nomina di Leonardo Gabbanini come suo sostituto.
Sul resto, nonostante sia passato quasi un mese dall'ufficialità, il silenzio. Che certo, non significa assenza di operatività, magari il club è a lavoro sotto traccia, ma almeno una nota sul tecnico della retrocessione, Oscar Hiljemark, era doverosa. Addio o permanenza - e non si discute se potesse esser quella la scelta giusta - andava già comunicato, avrebbe dato senso di presenza, di "lavori in corso"; ma niente, le ultime parole in merito sono state proprio quelle dell'allenatore. "In questo momento sto pensando di restare qua e di fare un lavoro per il Pisa. Se vuoi avere certezze però devi chiedere al direttore. Io sto pensando ai ragazzi, fra chi va in Nazionale e chi rimane qua", ha detto dopo la sconfitta - l'ennesima - contro la Lazio all'ultima di campionato.
Quindi? Difficile capire cosa accadrà, ma di certo il silenzio sta diventando assordante, soprattutto alla luce di quello che è stato il campionato di Serie B che terminerà venerdì con la finalissima playoff, dove c' un Monza che con 76 punti non ha centrato la promozione diretta.
Lo ripetiamo, questo non significa che la società non stia facendo niente - se così fosse, si sarebbe buttato al vento un "mese di vantaggio" sulle future dirette concorrenti -, ma anche la comunicazione è importante. E da qualcuno si dovrà partire.











