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Dg Cittadella: "Playoff? Un po' di rammarico, potevamo salire subito in Serie A"

TMW RADIO - Dg Cittadella: "Playoff? Un po' di rammarico, potevamo salire subito in Serie A"TUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 05 maggio 2021 19:05Serie B
di Dimitri Conti

Stefano Marchetti, dg del Cittadella, è intervenuto in diretta a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini dopo il playoff matematicamente conquistato: "Il rammarico c'è, lo abbiamo un po' tutti e dimostra bravura, ambizione e voglia di questi ragazzi che significa aver fatto cose importanti. L'obiettivo, di grande prestigio, è raggiunto ma aver perso punti per strada ci fa dispiacere. Il Cittadella quest'anno è stato massacrato da Covid e infortuni, ma avrebbe potuto giocarsi la promozione diretta".

Come arrivate ai playoff?
"Quest'anno c'è una squadra che se riesce a tenere alta l'intensità e la rabbia agonistica che gli è mancata, può giocarsela con tutti. C'è questa consapevolezza. Pensiamo che con le squadre di vertice abbiamo fatto risultati e perso punti con Pescara ed Entella... Dimostra che, in un certo modo, siamo temibili ma se abbassiamo quel livello diventiamo vulnerabili e rischiamo di prendere bastonate".

Chi salirà direttamente oltre all'Empoli?
"La Salernitana ha il destino nelle sue mani, il Lecce con noi e col Monza si è messo in una situazione di svantaggio. Hanno due grandi match per giocarsela, ma penso che nessuno regalerà niente: vincere con l'Empoli, anche se già salito, per loro non sarà semplice. Mi auguro nessuno molli, si deve rispettare tutto e tutti".

Siete una realtà consolidata.
"Sono veramente contento del Cittadella, partiamo sempre a fari spenti, mai col pronostico a nostro favore ma riuscendo a trovare dentro questo piccolo mondo professionale motivazioni e forza per raggiungere obiettivi prestigiosi. Significa avere valori forti e che non ci facciamo condizionare dal mondo esterno. C'è la fame e la voglia di mostrare a tutti che siamo una realtà con basi importanti e voglia di crescere. Lo faremo anche nelle infrastrutture, c'è un progetto per migliorare lo stadio in ottica di ospitare la Serie A. Siamo piccoli come bacino d'utenza ma dentro abbiamo motivazioni molto grandi".

Perché non si danno i giusti meriti a chi risulta sostenibile sempre e dovunque?
"Sfondate una porta aperta... Da questo punto di vista ho una rabbia che non puoi immaginare. Sono nato nel calcio e faccio il direttore da vent'anni, prima giocavo. Bisogna dare merito, e gli esempi ci sono ma non si vogliono vedere. Facciamo i passi in base alla possibilità che abbiamo: mi dà fastidio giocare squadre che per due giocatori spendono quanto noi e poi magari non riescono ad avere una società sostenibile. Bisogna riportare la solidità, fare le cose in base alle proprie possibilità".

Quante società rischiano economicamente?
"Si deve ammettere solo chi ha possibilità di iscriversi senza aggirare i problemi. Adesso daremo la colpa al Covid, ma la realtà è che è la gestione societaria a fare la differenza. Non si può pensare che l'unico rimedio sia guadagnarsi la Serie A, bisogna essere sostenibili per la categoria in cui si è".

Per la Serie C, addirittura, peggio?
"Lì sarà un bagno di sangue. Ecco perché è molto più importante sapersi sostenere da soli. Non contesto chi spende i soldi, ma chi spende e non ne ha. Se il calcio non trova questa forza, oggi c'è e domani magari non c'è più. Facciamo ripartire le società che falliscono dalla Terza Categoria, così prima di fare passi avventati ci pensi bene... Invece cambi nome, due robe e tutto come prima".

Che esperienza è giocare negli stadi vuoti?
"Molto traumatica. All'inizio un vero e proprio shock, un impatto. Poi un po' ti abitui ma diventa veramente triste assistere a queste partite. Senza il pubblico manca il sale del calcio. Spero che la gente non si sia disamorata quando riprenderemo, sarebbe un grande male".

Il calcio si impoverisce così?
"Quando si parla di dodicesimo uomo in campo non è a caso: l'emozione ti spinge a dare qualcosa in più nelle difficoltà, quando stai per mollare. O viceversa penalizzare, la critica fa parte delle emozioni del calcio, e senza di queste il calcio si è impoverito. Lo dice uno che prima non lo pensava, che non gli dava tanta importanza: invece non è così, è determinante l'emozione che ti trasmettono".

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