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Lumezzane, Troise analizza la stagione: "Chiuso nostra immagine e somiglianza"

Lumezzane, Troise analizza la stagione: "Chiuso nostra immagine e somiglianza"TUTTO mercato WEB
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
Luca Bargellini
Oggi alle 09:49Serie C
Luca Bargellini

Emanuele Troise, tecnico del Lumezzane, ha tracciato il bilancio conclusivo della straordinaria annata calcistica dei rossoblù dopo l'eliminazione dai playoff. Ai microfoni ufficiali del club, l'allenatore ha voluto analizzare il percorso storico compiuto dalla squadra fin dal suo arrivo a settembre.

Questi ultimi giorni post Cittadella sono stati carichi di grandi emozioni. Come avete vissuto questo periodo di scarico?
"Sono stati giorni carichi di ricordi e anche di gioia per gli allenamenti sviluppati. Era doveroso farlo di fronte a un’annata così tosta, dove i ragazzi hanno compreso fin dall'inizio la cultura del lavoro, l'applicazione e la determinazione. Concedere delle giornate di sport alternativi prima di un lungo periodo di inattività è un ottimo modo per mantenere la condizione e far riscoprire il piacere del calcio come gioco, una componente che purtroppo nel nostro mondo spesso si perde a causa di tensioni e aspettative."

È passata poco più di una settimana dall'ultimo impegno sul campo. Qual è il sentimento che prevale dopo l'eliminazione?
"Prevale l'amarezza per la sconfitta, perché noi uomini di campo viviamo e ci alleniamo per la posta in palio. L'abbiamo coltivata e inseguita, ci siamo andati davvero vicini e come ogni ferita calcistica ha bisogno di tempo per essere smaltita. Rivedendo la partita a mente fredda, posso confermare che la squadra ha chiuso a testa alta. Abbiamo giocato a viso aperto creando tantissime occasioni da gol con Rolando, Malotti, Cannavò, Iori e l'opportunità per Spagnoli. Eravamo a un passo dai playoff nazionali, ma c'è la soddisfazione di aver finito a nostra immagine e somiglianza."

Guardando indietro a questi nove mesi intensi vissuti insieme, qual è la sua soddisfazione più grande?
"L’intento di ogni allenatore è creare un gruppo a propria immagine e somiglianza. Non è semplice, ma noi ci siamo riusciti sia dal punto di vista tattico che mentale. Questa squadra ha saputo cambiare pelle tante volte a seconda delle circostanze, dimostrando flessibilità e un'ambizione costante settimana dopo settimana. Inoltre, sono orgoglioso della connessione umana che si è creata con i ragazzi: c'era la giusta distanza nel mio ruolo di allenatore, ma altrettanta complicità e rispetto verso le loro storie personali e le difficoltà della vita fuori dal campo."

Sotto la sua gestione sono stati infranti tantissimi traguardi storici per la società. Che valore dà a questi numeri?
"Questi dati incoraggiano e confermano il valore delle nostre idee. Come ha detto recentemente mister Sarri, il lavoro lo fanno gli altri, la nostra è pura passione ed è quella che sul lungo termine porta i risultati. Più che alla fortuna credo nell'energia positiva, nell'insistere quando i momenti sono difficili o l'ambiente ti vuole scoraggiare."

Un altro fiore all’occhiello della stagione è stata la valorizzazione dei giovani, arrivando a schierare ben nove under contemporaneamente sul terreno di gioco.
"I giovani rappresentano una fetta importante della gestione di un collettivo. Non ho regalato niente a nessuno, sono stati loro a seguirmi, a cadere e a rialzarsi nei momenti no. Questo succede quando c'è una risorsa umana ricca di qualità tecniche e cognitive. Ogni giorno si ripartiva da zero per correggere le difficoltà. Tutti hanno mostrato un miglioramento incredibile che fa ben sperare per il futuro, ma ora devono continuare ad alzare il loro standard di rendimento."

Si è creato un legame fortissimo con la comunità e con la città. Come definisce i tifosi del Lumezzane?
"Il legame è nato dal primo giorno, fin dalla presentazione in piazza. Ho capito subito che questa comunità possiede un'energia e una capacità di incoraggiamento non scontate in Italia. Spesso si guarda solo al numero totale degli spettatori, ma io definisco i nostri sostenitori pochi ma grandi. Sono un esempio di come si dovrebbe vivere lo sport: i colori e la fede per la propria maglia non devono cambiare mai, indipendentemente dal risultato della partita."

Il 16 settembre scorso è arrivato a Lumezzane davanti a 1500 persone, ereditando una squadra ultima a zero punti. Si sarebbe mai aspettato tutto questo?
"In quel momento c'era il Troise razionale, focalizzato esclusivamente sull'obiettivo della salvezza perché la classifica imponeva quello. Però dentro di me vive da sempre una forte componente ambiziosa, che va oltre ogni tipo di logica. La vita e il calcio insegnano che bisogna sempre inseguire i propri sogni. Ci speravo, lo abbiamo coltivato e alla fine lo abbiamo realizzato insieme a tutti coloro che mi hanno affiancato in questo meraviglioso viaggio."

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