"Stop the Game": sportivi e artisti chiedono all'Irlanda di boicottare la sfida con Israele
In Irlanda cresce la pressione sulla Federazione calcistica nazionale (FAI) in vista della partita di Nations League contro Israele, in programma il 4 ottobre all’Aviva Stadium di Dublino. Al centro del dibattito c’è una lettera aperta firmata da diverse personalità del calcio irlandese e del mondo culturale, che chiede apertamente il boicottaggio dell’incontro.
Il documento, intitolato "Stop the Game", è promosso dal collettivo Irish Sport for Palestine. Nel testo si accusa Israele di violare i regolamenti di UEFA e FIFA per la presenza di club attivi in territori palestinesi occupati e si definisce la situazione a Gaza come "genocidio", una formulazione che Israele respinge con fermezza. Tra i firmatari figurano ex protagonisti del calcio irlandese come l’ex CT Brian Kerr, l'ex nazionale Louise Quinn e Roberto Lopes, capitano degli Shamrock Rovers e rappresentante dei calciatori professionisti. Proprio Lopes sottolinea come, a suo avviso, la questione vada oltre lo sport: il richiamo è alla gravità della crisi umanitaria e alla necessità di dare priorità al contesto umano rispetto all’aspetto agonistico.
La mobilitazione non riguarda solo il mondo sportivo. Anche figure della cultura irlandese, tra cui musicisti e artisti di primo piano, hanno aderito all’appello, contribuendo ad ampliare la portata del dibattito pubblico. Sul piano istituzionale, però, la posizione resta più prudente. La FAI è consapevole delle possibili conseguenze di un eventuale rifiuto di giocare competizioni ufficiali, che potrebbero tradursi in sanzioni da parte delle istituzioni calcistiche europee. Già in passato la federazione aveva ricordato l’obbligo di rispettare gli impegni internazionali. Anche il governo irlandese, pur riconoscendo le critiche verso la situazione a Gaza, non sostiene l’ipotesi di annullare le partite..











