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Conferme, nuovi dubbi e tante polemiche arbitrali: una tre giorni amara per le italiane in Europa

Conferme, nuovi dubbi e tante polemiche arbitrali: una tre giorni amara per le italiane in EuropaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di PHOTOVIEWS
venerdì 26 febbraio 2021 09:10Il corsivo
di Ivan Cardia

Soltanto due vittorie, di cui una inutile. È questo il bilancio della tre giorni di calcio europeo conclusa ieri sera, che ha visto scendere in campo cinque italiane. Sorride, di fatto, soltanto la Roma: il 5-1 complessivo al Braga, avversario meno morbido di quel che è sembrato, certifica il valore della squadra di Fonseca. Mina vagante del campionato di Serie A, per l’irriducibile incostanza nel rendimento tra big match e partite abbordabili; mina vagante in Europa: non sarà la più temibile del lotto, ma la vorranno evitare tutti nel sorteggio di oggi. Le conferme sono quelle di una rosa complessa, variegata. E nel fatto che il vero vincitore dello scontro con Dzeko sia stato proprio Paulo Fonseca: sta ritrovando persino il bosniaco, a segno in entrambi i confronti. E poi Mayoral, più di un’alternativa. Se dimentica lo psicodramma sfiorato tra Spezia e derby, la Roma ha solide basi da cui prendere il volo. Le altre conferme, in senso positivo, sono quelle dell’Atalanta: la Dea di Gasperini se la può giocare su qualsiasi palcoscenico. Ma sulla gara ci torneremo.

I dubbi che crescono nella testa del Milan. Mai brillante, da quando è tornato Ibrahimovic. Il calciatore che ha reso possibile il sogno dei rossoneri di Pioli, e alla cui assenza i giovanissimi si erano addirittura abituati. Il Milan non è più quello visto fino a poco tempo fa: è sembrato spento e stanco, a cospetto di una Stella Rossa coriacea ma pur sempre modesta. Tornerà? Intanto è in corsa, ma deve uscire da un cul de sac di risultati: le gare consecutive senza vittorie sono salite a quattro. Un periodo no che può diventarlo anche nella testa di una squadra molto verde. Intanto, appunto, è in corsa. E quindi sorride, di un sorriso meno fulgido rispetto a quello sfoggiato solo poche settimane fa.

Da Napoli dubbi o conferme? Eccola, la vittoria di Pirro. Quella di una squadra che deve fare i conti con le tantissime assenze: è difficile giudicare chi non ha i suoi due migliori attaccanti da troppi mesi, chi ha dovuto fare i conti con tantissime defezioni in tutti i reparti. Però, su Gennaro Gattuso e sulla sua avventura scende sempre più una cortina di insoddisfazione: la crisi di rigetto con la piazza è arrivata al suo picco, troppo brutta la doppia partita con il Granada. Troppo confusionaria, ancora una volta, la formazione azzurra. Troppo arrendevole, come Ringhio non è mai stato, se quando si vede uno spiraglio (il gol di Zielinski) subito arriva la mazzata che lo chiude. Troppo nervoso, il Napoli e anche il suo allenatore. Gattuso ha tuonato dopo il 2-1 del Maradona. Per il Napoli, in uno sfogo che ha messo a nudo i nervi tesi: tutto sommato, nei 90 minuti di ieri, non ci sono stati episodi clamorosi. Nulla che potesse davvero giustificare una polemica, neanche nel comportamento del Granada, abbastanza normale. Se non per celare dietro la rabbia la difficoltà di riportare una stagione deragliata sui giusti binari. Ha tuonato anche per le italiane, Ringhio, e qui arriviamo ai punti dolenti della Champions.

La Lazio conferma: il Bayern è una macchina. L’Atalanta, le italiane e gli arbitri. Poco da dire sui biancocelesti. Qualcuno aveva visto i bavaresi in crisi: non ve n’è stata traccia. La Dea può impensierire il Real, può farlo anche al ritorno. Ha sbattuto contro i suoi limiti, ma pure contro l’arbitraggio e un’espulsione quantomeno discutibile. Come la Lazio, fermata anche da un rigore solare. Come quello non assegnato alla Juve una settimana fa. Il trait d’union? Gli arbitri non sono neanche andati a rivedere le azioni incriminate. È questo che cambia la prospettiva: siamo abituati a usare il VAR, in Europa forse ne hanno ancora paura. Così, se in Serie A ogni decisione viene ripensata e ridiscussa, in presa diretta, in Champions ci manda su tutte le furie che non vi sia quasi mai l’idea di tornare sui propri passi. Qualcuno vuole male alle italiane? Non possiamo crederlo. Non possono permettersi il lusso di crederlo, soprattutto, i diretti protagonisti: la sindrome di Calimero è una tentazione troppo facile, anche se è vero che le prove delle nostre squadre sono state condizionate. Forse nessuno vuole male alle italiane. Per una volta, però, siamo più avanti al resto del mondo del pallone: il VAR ha già rivoluzionato il nostro modo di guardare e valutare una partita. Ci fa incazzare che in Europa ci tocchi guardare un calcio più vecchio, che non si mette mai in discussione e sembri un po’ un film muto in bianco e nero. Pieno di errori.

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