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Non è tutta colpa di Pirlo: la Juve ha fatto all-in. Troppo in fretta

Non è tutta colpa di Pirlo: la Juve ha fatto all-in. Troppo in frettaTUTTOmercatoWEB.com
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lunedì 22 marzo 2021 17:15Il corsivo
di Ivan Cardia

La sconfitta contro il Benevento è stata la partita numero quaranta nella carriera da allenatore di Andrea Pirlo. In assoluto. Se non si parte da questo dato, non si inquadra la questione nel suo contesto. Il tecnico della Juventus è nel mirino, dopo un tonfo clamoroso e che apre mille interrogativi. Che sia arrivato contro l’amico Inzaghi, uno che è partito a mille all’ora e poi si è dovuto tuffare nell’oceano in tempesta delle categorie inferiori, è emblematico di sicuro. Resta il dato: quaranta partite da allenatore. Ognuna è una scoperta, per chi non aveva alcuna esperienza in un mestiere molto diverso da quello di calciatore. Oggi sembra tutta colpa di Pirlo. Ma la Juventus lo sapeva e il de profundis di oggi ha più o meno la stessa consistenza dell’esaltazione collettiva che ha preso l’Italia pallonata, o almeno una sua parte, quando Agnelli ha puntato su uno dei più forti calciatori di sempre e l’ha messo, all’improvviso, sulla panchina della squadra più vincente d’Italia.

La Juve ha scommesso tutto. Che l’idea fosse nell’aria, si era capito dalla celebre conferenza in cui lo stesso presidente bianconero e Fabio Paratici avevano presentato Pirlo come allenatore dell’Under 23. Senza precedenti, tanto più se si considera che si parlava della seconda squadra, militante in Serie C. Era chiara l’investitura futura. Soltanto, s’immaginava che fosse per l’anno successivo, con Sarri destinato a un altro anno da Caronte (più o meno). Poi, fulmine a cielo annuvolato, il siluramento del toscano e la svolta. Tutto e subito. Non sempre va benissimo. Non sta andando benissimo alla Juve, che per la prima volta negli ultimi dieci anni non vincerà lo scudetto e vede pericolosamente vicino il quarto posto. Non sta andando benissimo a Pirlo: magari smentirà tutti vincendo le prossime undici partite e dando il via al prossimo ciclo vincente bianconero. Oggi, però, sembra difficile anche immaginare una ripartenza. Il volo di Icaro è un’immagine che suona adeguata. D'altra parte, paga colpe sue e anche di altri. Ha sbagliato, ma ha anche avuto intuizioni. Farne un capro espiatorio è un'incongruenza, che da un lato non merita e dall'altro non c'entra il bersaglio. Non gli si è concesso il lusso di poter sbagliare, che è la prima fase di qualsiasi percorso d'apprendimento. Lo meritava, ma se guidi una fuoriserie non puoi averlo. Non sta andando benissimo, infine, neanche a chi ha scommesso, e per questo motivo ha comprensibili difficoltà a tornare sui suoi passi.

Ha fatto all-in, troppo in fretta. Per la seconda volta, verrebbe da aggiungere. Perché già pretendere che un tecnico come Sarri, con tutte le difficoltà del caso legate al suo passato, potesse rivoltare come un calzino la filosofia di una squadra che da otto anni vinceva in un modo, all’inseguimento del bel gioco, era utopia. Il toscano era la prima scommessa, in un certo senso, e non ha pagato. Non ha neanche avuto molto tempo per farlo, anche se le crisi di rigetto sono così: meglio intervenire subito, per certi versi. Con Pirlo la Juve si è messa in gioco tutta, dalla testa ai piedi. Sarri era una scelta in qualche modo condivisa, che nasceva dall’addio ad Allegri e derivava anche dal no presidenziale al ritorno di Conte. Su Pirlo ha investito tanto Agnelli in prima persona, dopo che gli altri dirigenti s’erano spesi per la rivoluzione un anno prima. Tornare indietro, per questo motivo, è complicato per tutti. Pretendere che dal giorno alla notte un calciatore immenso diventasse un allenatore almeno grande era un azzardo. Del quale tutti i protagonisti rischiano di uscire, con gradi differenti, bruciati.

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