Infantino e i voli della discordia: 27 in 2 settimane, prodotta CO₂ come 78 persone in un anno
Ventisette voli in appena due settimane di Mondiale, oltre 50.000 chilometri percorsi e un'impronta ambientale pari a quella prodotta da 78 persone in un anno. È il bilancio degli spostamenti del presidente della FIFA, Gianni Infantino, durante la fase a gironi della Coppa del Mondo 2026, ricostruito da un'inchiesta della BBC che riaccende il dibattito sulla sostenibilità del calcio internazionale.
Secondo il network britannico, Infantino ha utilizzato il proprio jet privato per 27 tratte dall'inizio del torneo, con una media di due voli al giorno e, in alcuni casi, addirittura tre. La giornata più intensa è stata quella del 15 giugno: partito da Miami, il numero uno della FIFA ha raggiunto Seattle per assistere a Belgio-Egitto, prima di volare a Los Angeles per la sfida tra Iran e Nuova Zelanda. In meno di 24 ore ha percorso circa 4.000 chilometri.
Tra gli spostamenti figura anche un volo di appena 148 chilometri, da Philadelphia al New Jersey, effettuato il 22 giugno non per assistere a una partita del Mondiale, ma per un'intervista televisiva prevista il mattino successivo. Nella stessa giornata il presidente è poi ripartito per Boston e successivamente per Toronto. Complessivamente il jet privato ha trascorso quasi 66 ore in volo, producendo 516 tonnellate di CO₂. Una cifra che, secondo i calcoli riportati dalla BBC, equivale alle emissioni annuali di 78 persone.
Interpellata dall'emittente britannica, la FIFA ha difeso gli spostamenti del presidente spiegando che "Gianni Infantino cerca di visitare il maggior numero possibile di federazioni affiliate». L'organizzazione ha aggiunto che i viaggi vengono effettuati «a volte con voli di linea, comprese compagnie low cost, e altre con charter privati, scegliendo di volta in volta la soluzione più efficiente e conveniente". Le spiegazioni non hanno però convinto gli ambientalisti; Freddie Daley, del network 'Cool Down', ha definito il ricorso sistematico ai jet privati "il sintomo delle carenze della FIFA in materia di sostenibilità ambientale". Ancora più netto il giudizio di un ricercatore dell'Università del Sussex, secondo cui "la scelta di Infantino è completamente in contrasto con il livello di leadership che ci si aspetta dalla FIFA sulle questioni ambientali".






