Il Marocco di Regragui e la rivincita del catenaccio. Nella versione 2.0 affonda le corazzate
Tanti anni a demonizzarlo, relegarlo a una pagina ormai passata – e spesso da dimenticare – del calcio, per inseguire ideali astratti di bel gioco, possesso palla, tiki-taka tanto insistito quanto spesso sterile. E poi quando meno te l’aspetti lui rispunta dal nulla e porta una squadra con qualche elemento di spicco – Bounou, Hakimi e Ziyech – a scrivere la storia in un Mondiale e trascinare con sé tutta l’Africa.
Parliamo del catenaccio, quasi una parolaccia per i fini intenditori di pallone, nella sua versione riveduta e corretta per sposare passato e presente. Il Marocco di Walid Regragui in questo Mondiale ha mostrato a tutti che questa tipologia di gioco può ancora funzionare, imbrigliare squadre più quotate e dotate tecnicamente, e regalare enormi soddisfazioni ai propri tifosi. Il Marocco difende compatto, non lascia spazi agli avversari, li asfissia con pressing e raddoppi sui portatori di palla con il centravanti che è anche il primo difensore. Ma non rinuncia a giocare, anzi al contrario costruisce dal bassi, sa palleggiare in mezzo al campo, ripartire sugli esterni con raddoppi costanti e triangoli con la mezzala di turno che mettono in crisi le avversarie. Si tratti della Spagna di Luis Enrique o del Portogallo di Fernando Santos che hanno dovuto arrendersi alla vera sorpresa di questo Mondiale anche schiumando rabbia per non capire che ancora nel 2022 si può rinunciare al palleggio insistito e continuo per un gioco più semplice ed efficace con cui il Davide di turno può permettersi di battere Golia. Un catenaccio 2.0 che sta dando frutti forse insperati, ma che poggia le sue basi su un’organizzazione meticolosa di gioco che può permettere al Marocco di non tremare neanche quando ha tre quarti della difesa titolare fuori come successo nella ripresa di oggi.






