Inter, ricordi Caneira? "Arrivato giovane a Milano. Il Benfica è molto diverso dal Porto"
In Italia, Marco Caneira è stato una meteora. Notato dall'Inter, il nerazzurro lo sfiora soltanto: nel 2000-2001 passa subito in prestito alla Reggina, per poi tornare in patria al Benfica, oggi avversario della squadra di Simone Inzaghi nei quarti di finale di Champions League. Poi Valencia, Bordeaux, Sporting, 25 presenze con la maglia del Portogallo. Oggi si divide fra la tv lusitana, dove lavora come commentatore, e una nuova carriera come agente. Ai microfoni di TMW, presenta il prossimo avversario dei nerazzurri, reduci dalla qualificazione ai danni del Porto: "Penso che sarà una partita molto diversa - avverte Caneira - il Benfica in questa stagione ha messo in mostra ottimi risultati, grazie al nuovo progetto e al nuovo tecnico Schimdt. Riesce a schierare i giocatori in maniera perfetta, in campionato ha rimediato soltanto una sconfitta e ha perso pochissimi punti per strada. Credo che il nuovo progetto, firmato Rui Costa, sia ottimo per il futuro: non a caso stanno discutendo anche il rinnovo dello stesso tecnico".
Avversario diverso rispetto ai Dragoes, ma da che punto di vista?
"Il Porto è una squadra forte, ma credo che Conceicao non abbia un gruppo così ampio: ha 12-13 giocatori per partite di questo livello. Il Benfica invece ha un roster molto più ampio, ci sono 17-18 giocatori di altissimo livello. Dal punto di vista tattico, la squadra di Lisbona si avvicina più all'Inter, ma in mezzo ha giocatori molto capaci nelle transizioni e in attacco ha più verticalità. È più veloce con la palla: penso che sarà una partita molto equilibrata".
Il Benfica ha anche un'attitudine molto più offensiva del Porto. "Decisamente. Parte spesso dal basso e cerca di superare il pressing avversario, poi c'è Joao Mario che sta facendo una stagione strepitosa. Penso che sia il miglior anno della sua carriera: sta portando a casa tanti gol e tanti assist. In mezzo il Benfica ha ottimi giocatori, poi sulle fasce ha tanta qualità".
I punti deboli?
"Non tanti. Spesso i terzini, soprattutto il terzino destro, attaccano tanto e lasciano spazi alle ripartenze dell'avversario. È un aspetto che può pesare, se si riesce a sfruttare quello spazio”.
Andata al Da Luz, ritorno a San Siro. Meglio per chi?
"Meglio per il Benfica. Sono in un ottimo momento, sappiamo che la gara in trasferta non incide più come prima sul risultato e se riuscisse a portarsi in vantaggio al termine dell'andata sarebbe un'ottima cosa. In trasferta la squadra di Schmidt cambia il suo modo di giocare, ha meno possesso e cerca una dimensione più verticale sfruttando Rafa e Neres. Il sistema non cambia, il modo di applicarlo sì".
Il Portogallo è nel destino delle italiane e viceversa. Juventus contro Sporting, cosa aspettarsi? "È una situazione molto diversa, penso che per lo Sporting sarà molto più difficile rispetto al precedente con l'Arsenal. La Juve ha tanta esperienza e penso possa cavarsela, anche se lo Sporting è cresciuto molto e ha un allenatore, Amorim, che sta facendo molto bene. Credo che stiano affrontando una fase di transizione sfruttando i giovani dall'accademia".
A proposito di Italia, è anche nel suo passato. Che ricordi ha? "Fantastici. Sono arrivato a Milano a diciannove anni, ho firmato con l'Inter e non ho trovato spazio, per cui andai in prestito alla Reggina. Quando arrivi nel calcio italiano a quell'età e fai abbastanza bene, anche se quell'anno retrocedemmo, trovi una grandissima scuola. L'ho sfruttata per tutta la mia carriera, sono arrivato da bambino e sono andato via da adulto".
All'Inter è arrivato troppo presto? "Sì. Ma ora, quando ti guardi indietro, pensi che è normale: ero giovanissimo, l'Inter aveva una grande squadra con grandi giocatori. Dovevo fare il mio percorso ed evidentemente non era quello. Da lì poi sono andato al Benfica, al Bordeaux, al Valencia e allo Sporting: è andata bene. L'Inter è un club fantastico, ma se a 19 anni non giochi non è il tuo posto".
Era un'altra era per il calcio italiano…
"Decisamente. Ho affrontato i migliori: Maldini, Shevchenko, Baggio, Totti, Del Piero. Lo ripeto: è stata la mia scuola, ho imparato tanto dai miei compagni e dal tecnico, anche se con la Reggina siamo retrocessi. Era il miglior campionato al mondo in quegli anni".
Colomba alla Reggina, Ranieri al Valencia. "Sì, anche se con quest'ultimo è stata un'annata complicata. Il club stava cambiando, a partire dal presidente e dal progetto sportivo. È un grande allenatore, così come Colomba".
Adesso lavora come agente. Qualche operazione in arrivo con l'Italia?
"Magari, vediamo… Lavoro con Paulo Barbosa, il mio agente dell'epoca: siamo persone tranquille, facciamo affari ma non ci piace parlarne troppo. Meglio stare lontano dai riflettori, in maniera professionale. In Italia potremmo fare qualcosa: è un mercato che crescerà più di altri in futuro, perché credo che il calcio italiano stia andando incontro a ottime trasformazioni".






