Messaggi shock all'israeliano Solomon: "Al Villarreal un compagno non mi dava la mano"
Arrivato in prestito alla Fiorentina nel bel mezzo del campionato italiano, Manor Solomon ha trovato 2 gol e altrettanti assist nelle partite disputate tra Serie A e Conference League, ma tornerà a casa base al Tottenham. Con il club inglese infatti ha firmato un contratto in precedenza fino al 2028 e almeno per il ritiro estivo sarà agli ordini di Roberto De Zerbi, mentre la Viola non ha intenzione di far scattare il riscatto del giocatore.
L'israeliano, classe '99, ha tuttavia raccontato in un'intervista a Sport 5 che la sua breve permanenza al Villarreal invece non è stata indimenticabile. Anzi: "Alla fine del calciomercato in Spagna è spuntato il Villarreal. Mi hanno chiesto se volessi andare e, se la risposta fosse stata sì, non c'era tempo da perdere. Ho detto loro: 'Chiudete l'accordo'", ricorda Solomon sul suo arrivo dalla Premier League.
Un passaggio diventato un errore: "Quando me ne sono reso conto? Appena sono arrivato lì", ha confidato il 26enne. "Quando vieni dall'Inghilterra, dove tutto è perfettamente organizzato... Non appena firmi, ricevi messaggi dal responsabile stampa, dal team manager, dal medico... Sei molto seguito. In Spagna nessuno ha parlato con me, tranne l'allenatore che parlava inglese. Meno male che Pini Zahavi aveva un israeliano che lavorava in Spagna e mi ha aiutato a organizzare tutto. Altrimenti sarei rimasto completamente solo. E stiamo parlando di un club che gioca la Champions League. Questo era il modo di lavorare lì".
Visti i fatti storici recenti, con i soprusi e l'invasione del territorio palestinese operato dal governo israeliano, Solomon ha raccontato le conseguenze dei sei mesi al Submarino Amarillo: "Ma in Spagna, dal momento esatto in cui ho firmato, ho ricevuto decine o addirittura centinaia di migliaia di messaggi d'odio: 'Spero che tu bruci', 'Spero che tu muoia', insulti rivolti anche a mia moglie", il racconto dell'esterno d'attacco. "Nella partita a Siviglia mi sono scaldato davanti agli ultras e non hanno smesso di insultarmi un solo secondo. Mi hanno messo una bandiera palestinese davanti alla faccia e una bandiera d'Israele macchiata di sangue", ha aggiunto.
"Non hanno idea di quello che stiamo vivendo noi né di cosa stia realmente accadendo. Se mi chiedono, io spiego. Purché non si presentino con un atteggiamento aggressivo. Nello spogliatoio c'era un giocatore marocchino che non mi dava la mano e non veniva ad abbracciarmi quando segnavamo un gol. È una sua decisione", lo specchio esatto della situazione vissuta da Solomon al Villarreal. E infatti non è durata a lungo: "Non volevo rimanere lì. Mentalmente ho passato un periodo difficilissimo fin dall'inizio. Non mi era mai successa una cosa del genere in nessun altro club. Durante la prima settimana sono stato quasi depresso".
"Non mi divertivo né agli allenamenti né in tutto ciò che vi ruotava intorno. Poi è arrivata la partita contro la Juventus, durante lo Yom Kippur, in cui non ho giocato", ha proseguito. "Successivamente, contro il Real Madrid, non ho disputato nemmeno un minuto, cosa che mi è sembrata incredibile dopo aver segnato e fatto un assist nelle partite precedenti. Lì ho capito che l'allenatore non si fidava di me", la conclusione di Solomon.






