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Castellazzi: "Svolta Inter nella delusione. Musso o Meret per il post-Handanovic"

TMW RADIO - Castellazzi: "Svolta Inter nella delusione. Musso o Meret per il post-Handanovic"
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 14 aprile 2021 19:58Serie A
di Dimitri Conti

L'ex portiere Luca Castellazzi ha parlato a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando dall'Inter: "Ormai manca poco, e i punti di vantaggio sono tanti: l'Inter si avvicina ogni domenica a un risultato che sarebbe straordinario, soprattutto per quanto è passato dall'ultimo trofeo e per il blackout degli ultimi anni".

Dove arriva la svolta del campionato?
"Una delusione (quella per la Champions, ndr) ha fatto trovare nuove risorse nell'ambiente, e l'approccio a livello tattico è anche cambiato. Si è visto come mantenere il possesso e la linea difensiva alta creava problemi, vista la fatica dei difensori interisti sulle lunghe distanze. Conte ha trovato il correttivo giusto coi suoi giocatori, attendendo di più per ripartire a campo aperto, dove hanno giocatori devastanti. Quella è la variazione che ha fatto svoltare, oltre al lavoro sulla settimana intera in cui Conte è un maestro. Quando giocavano ogni tre giorni, soprattutto in Europa, non hanno fornito prestazioni così importanti".

Il gioco di Conte è poco europeo?
"Le opinioni nel calcio sono estreme, e le situazioni si vivono di pancia. L'uscita dall'Europa è stata sicuramente una grande delusione per i tifosi, non ci si aspettava di non arrivare neanche in Europa League. L'Inter di adesso non è palla lunga e pedalare, ha solamente un baricentro più basso e difende con maggiore ordine. In certe partite danno la sensazione di poter non subire mai gol, poi davanti hanno giocatori forti e arrivano anche con la manovra. A differenza di altri si cerca di più la verticalizzazione, sapendo di avere giocatori devastanti a campo aperto. Non lo considero un problema, un allenatore deve sfruttare al meglio le caratteristiche dei suoi calciatori".

Darmian, con cui lei ha giocato, si è sempre fatto trovare pronto.
"Matteo è quel giocatore che sai farà sempre la sua prestazione, da 6,5 fisso in pagella. Uno di quelli attenti, concentrati e diligenti che non hanno passaggi a vuoto: ogni allenatore vorrebbe averlo. Nel gioco dell'Inter gli esterni sono molto sollecitati, e Darmian riesce a trovare l'equilibrio in entrambe le fasi. Saper fornire prestazioni all'altezza le volte in cui vieni chiamato non è cosa da poco, anzi, gli innesti sono fondamentali".

Perché su De Zerbi la critica non si risparmia?
"La cosa che risalta più agli occhi è la sua capacità di dare un'identità e soprattutto trovare il modo di dare il là, in una società di metà classifica, ad un calcio propositivo. Adesso vediamo squadre come lo Spezia che, nonostante abbiano obiettivi minori e sulla carta doti tecniche inferiori, si giocano a viso aperto gli incontri, forse anche troppo sul possesso palla, ma si uniformano ai cambiamenti che il calcio subisce. Il calcio si evolve e lo vediamo in tutta Europa: in Italia la nuova generazione, per la maggior parte, è orientata su questo gioco a tutto campo, fatto di possesso con anche il portiere chiamato nella manovra. Negli scorsi anni siamo stati abituati a squadre piccole che stavano chiuse e speculavano. Forse invece essere propositivi è il modo migliore per affrontare certe sfide. Oggi si vedono meno provinciali, e questo per l'idea che stanno dando certi allenatori come De Zerbi".

Ci racconta qualcosa su Guardiola a Brescia? Questo può essere l'anno della Champions?
"Glielo auguro, anche se sono già un paio d'anni che si dice tocchi a loro e poi hanno passaggi a vuoto. D'altronde ci sono squadre talmente forti, e l'abbiamo visto ieri... Forse per lui è l'ultima chiamata al Manchester City, visto il quadro delle avversarie. Di Pep a Brescia ricordo che eravamo una squadra piccola, ed era difficile imporre il nostro gioco davanti. Mazzone aveva una sua idea di fraseggio, ma con Toni e Hubner davanti la palla lunga era richiesta. Ricordo che quando dovevo rinviare dalla panchina, il mister urlava di calciarla lunga, mentre lui mi guardava, a volte anche male, perché voleva gliela passassi. Lui era abituato al Barcellona, e certi aspetti non li aveva ancora assimilati. Però grandissimo professionista, oltre che giocatore: faceva i lanci di piatto, si vedeva fosse un fuoriclasse. Con lui e Baggio, Brescia era sulla bocca di tutti: è stato bello partecipare a quell'esperienza".

Dove si vede la difficoltà del calcio italiano, nelle big o nelle piccole?
"Secondo me su come le grandi riescono a proporre un certo tipo di gioco. La velocità che si propone in Italia qua basta, ma in Europa no. Vero che ci sono meno speculazioni tattiche, ma velocità della palla, intensità e qualità che c'è in Champions, molte delle italiane fanno fatica ad eguagliarle. La più europea che abbiamo è l'Atalanta: tu puoi correre, ma con te deve andare veloce pure la palla. Le altre non hanno proposto un connubio all'altezza. La Roma è l'unica rimasta ancora in corsa, le auguro di passare ma gli scogli sono grandi. I problemi per me nascono dalle big, vediamo anche la Juventus che in Italia ha dominato per anni e poi troppe volte ha perso contro squadre che reputavamo inferiori".

Oggi chi indicherebbe come post-Handanovic?
"Premettendo che Handanovic sta dimostrando che può essere ancora a lungo ad alti livelli, se vogliamo cercare delle alternative dico che Musso oggi sarebbe il portiere più pronto: non è giovanissimo, ha esperienza in Italia e anche fisicamente mi sembra molto reattivo e potente, oltre che discretamente bravo coi piedi. A me piace molto Meret, che a Napoli vive l'alternanza con Ospina, una cosa inusuale. Parliamo di un '97, quindi è di prospettiva ancora. Questi i due nomi più caldi".

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